‘Ndrangheta&massoneria, c’è anche la Locride


Si è concluso il lavoro della Commissione Antimafia presieduta dall’onorevole Rosy Bindi sul filone d’inchiesta dedicato ai rapporti tra mafia e massoneria. Il lungo e travagliato lavoro della Commissione – che ha audito, tra gli altri, quattro gran maestri, magistrati, collaboratori di giustizia e che ha deliberato l’acquisizione degli elenchi degli iscritti attraverso gli strumenti del sequestro e della perquisizione (cosa che è avvenuta tra mille polemiche) – ha partorito una relazione sull’attività svolta.
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A Locri non è successo niente

immagine: lentelocale.it

Nelle piazze e nei bar Locri ha avuto voglia di discutere, commentare, parlare e sparlare di quanto accaduto il 4 luglio 2017 quando l’ennesima operazione della Direzione Distrettuale Antimafia ha dato il buongiorno ai cittadini della Locride e anche e soprattutto alla città capofila, Locri.
In manette, quella mattina, son finite 116 persone tra cui esponenti di spicco delle famiglie di ‘ndrangheta di Locri. Nella maxi inchiesta dei magistrati reggini, che registra ben 291 indagati, spunta anche il nome di un ex consigliere comunale di minoranza di Locri, l’avv. Pino Mammoliti, indagato. (altro…)

‘Ndrangheta: cosa dice la Relazione Annuale della DNA


E’ stata presentata e pubblicata la Relazione annuale sulle attività svolte dal Procuratore nazionale e dalla Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo.

Le 968 pagine, che mettono nero su bianco lo stato di salute delle organizzazioni criminali italiane ed estere nel periodo di riferimento che va dal 1° luglio 2015 al 30 giugno 2016, disegnano un quadro preoccupante soprattutto per quanto riguarda la ‘ndrangheta, «presente in tutti i settori nevralgici della politica, dell’amministrazione pubblica e dell’economia».
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Unical: la lezione di Nicola Gratteri


Arriva sotto l’Aula Caldora, alla guida e da solo – come al solito la scorta è dietro, in un’altra macchina – alle 14.30, un’ora prima dell’inizio dell’incontro-dibattito organizzato dal Rotaract Club di Rende e dall’associazione studentesca AS.S.I.
Se c’è una qualità che al procuratore Nicola Gratteri sicuramente non manca, questa è la puntualità. E chi lo segue lo sa.
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‘€uroscuola’: il Consiglio Comunale di Locri e il permesso di costruire 11/2012


La città di Locri è tornata sotto i riflettori della DDA della Procura di Reggio Calabria.
Questa volta al centro delle indagini ci sono due edifici scolastici, l’Istituto Statale d’Arte “Panetta” e l’Istituto Professionale Statale per l’Industria e l’Artigianato (I.P.S.I.A.) di via Marconi.
Secondo i magistrati che hanno coordinato l’indagine le opere erano totalmente abusive e gli studenti hanno occupato per anni edifici che non erano destinati a scuole.
Tra gli atti acquisiti dalla Procura e che i magistrati contestano agli indagati c’è il permesso di costruire n.11/2012 emesso dal Comune di Locri in data 19.03.2012 in palese violazione delle disposizioni di legge in materia ed in particolare dell’art. 12 comma I del DPR 380/01, che impone l’osservanza, nel rilascio del permesso di costruire, delle prescrizioni dello strumento urbanistico, dal momento che l’immobile insisteva in zona omogenea di P.R.G. che non consentiva opere a vocazione scolastica; peraltro subordinando la validità del permesso, al di fuori di qualsiasi previsione di legge, alla condizione dell’acquisizione da parte della Provincia di Reggio Calabria dell’immobile sopra descritto entro 180 gg. dalla notifica del permesso medesimo.
Il permesso di costruire, rilasciato con l’obiettivo di cambiare la destinazione d’uso del complesso edilizio (l’Istituto Statale d’Arte “Panetta”) da categoria D/8 (uffici aperti al pubblico) a categoria B/5 (edilizia scolastica), avrebbe avuto il fine di agevolare la cosca di ‘ndrangheta dei Cordì di Locri interessata alla costruzione ed allo sfruttamento economico dell’immobile medesimo. (altro…)

La ‘ndrangheta è forte e unita: la sentenza storica

Corte di Cassazione

Farà la storia, non è e non potrà mai essere un semplice processo penale.
E’ il maxiprocesso calabrese che, al pari di quello palermitano del 1992, entra di diritto nei più importanti processi contro le mafie italiane. E’ il processo Crimine.
Si è concluso il 17 giugno 2016 ma soltanto il 30 dicembre la Corte di Cassazione ha depositato la sentenza.
La sentenza della Corte accerta l’esistenza della Provincia, descrive i riti maniacali direttamente dalla voce dei diretti interessati e sopratutto delinea una ‘ndrangheta forte, organizzata e unita.
E’ proprio la prova dell’unità dell’associazione criminale a trasformare una semplice sentenza in una sentenza importante dal punto di vista giudiziario, storico, sociologico e antropologico, come disse il procuratore Gratteri durante la requisitoria del primo grado.

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