Ho disinstallato Instagram

Ho sempre pensato che Instagram, nonostante sia un social in fortissima ascesa, fosse il social network meno utile e quello che mi faceva perdere più tempo tra quelli da me più utilizzati, cioè Twitter, Facebook e Instagram.
Come tutti i social network anche Instagram nasce neutro. Uno strumento messo nella mani dell’utente che deve decidere cosa farsene. Con un coltello in mano puoi tagliare il pane o puoi uccidere una persona, dipende da te, non dal coltello.
Ma tra i tre strumenti digitali neutri più famosi lo strumento-Instagram è secondo me quello più adatto per essere utilizzato in modo improduttivo e superficiale.

Svelare la propria intimità e raccontare la vita privata, per esempio, può essere fatto indipendentemente dallo strumento. Per dire: anche con Twitter – che secondo me è il social network costruito in modo più intelligente – puoi condividere le foto di ciò che hai mangiato, del posto in cui hai trascorso la serata, di te e del/della tuo/a partner appena finito di fare l’amore (vedi l’hashtag #aftersex che andava di moda qualche tempo fa).
Ma – non so dire esattamente per quale motivo, forse per l’età media degli utenti, forse per la costruzione grafica, forse per le stories semplici e veloci che si cancellano dopo 24 ore, forse per la fin troppa influenza che hanno gli influencer che spopolano su questo social – Instagram rende fin troppo invitante offrire al pubblico ciò che a mio parere dovrebbe rimanere privato. A ciò si aggiunga che nel rendere pubblici fatti privati si cerca in tutti i modi di apparire per ciò che non si è.
Generalizzando, Instagram è il luogo del mostrarsi per come si vorrebbe essere.

Per rendere meno fastidioso l’utilizzo di Instagram allora ho deciso di non seguire più gli account che rendevano pubblici fatti di cui non mi interessava nulla. Ho tolto il segui ad amici e parenti che tenevano a farci sapere cosa mangiavano, con chi uscivano, dove andavano, con chi dormivano, gli amori nati e quelli finiti.
In partenza seguivo più di 600 persone, alla fine ne seguivo poco più di 100.

Instagram ha un’altra grandissima pecca: non consente di inserire i link nella didascalia della foto. In sostanza se sfogli il tuo feed di Instagram sei costretto a rimanere su Instagram. E questa mancanza diventa un problema per chi usa i social network anche per informarsi possibilmente in modo non superficiale e non fermandosi al titolo.
Essere costretti a leggere soltanto la didascalia della foto postata – per esempio – dal profilo del Corriere della Sera significa costringere l’utente che si vuole informare a uscire da Instagram, aprire il browser, digitare corriere.it, aprire e leggere la notizia. In teoria è una operazione facile, in pratica è un viaggio troppo lungo per essere fatto per chi è abituato su Facebook o su Twitter a cliccare il link e aprire direttamente l’articolo.
Così, ho pensato, è inutile seguire Repubblica, Corriere della Sera, eccetera. E ho cancellato anche i profili di informazione.

Alla fine seguivo pochissime persone. Amici stretti, pochissimi parenti (quelli che erano rimasti indenni dopo la prima sforbiciata di segui), qualche profilo sportivo, qualche profilo istituzionale/politico e poco altro.

Seguendo pochissime persone l’algoritmo di Instagram era costretto a farmi vedere più volte le stesse immagini. Mentre la barra delle storie era pressocché sempre vuota.

Per tutto questo, al netto delle finestre aperte sulla vita private degli altri, Instagram offriva, per me, davvero poco. Non mi dava nulla ed era inutile.
Perciò l’ho disinstallato.

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