Cosa dice la Cassazione di Mimmo Lucano

Della sentenza della Corte di Cassazione sul caso Lucano se ne sta parlando molto.

Chiariamo sin da subito che la Cassazione si è espressa (a febbraio, ma solo in questi giorni sono state pubblicate le motivazioni) esclusivamente sul ricorso dei legali del sindaco (ora sospeso) di Riace contro l’ordinanza del 16 ottobre 2018 del Tribunale del riesame di Reggio Calabria che aveva riformato l’ordinanza del 26 settembre 2018, con la quale il GIP di Locri aveva applicato la misura degli arresti domiciliari a Domenico Lucano.
Parliamo di mezzi di impugnazioni relativi esclusivamente alla misura cautelare.
E’ sull’ordinanza di applicazione della misura cautelare che i giudici si sono espressi e su quell’ordinanza che le loro decisioni avranno effetti. Le misure cautelari, in estrema sintesi e per essere più chiari possibile, sono delle misure che limitano la libertà personale di un soggetto anche se il soggetto non è stato ancora condannato in via definitiva e quindi anche se il processo non è ancora iniziato o non è ancora finito. Ovviamente possono essere applicate solo in presenza di alcuni presupposti: gravi indizi di colpevolezza e la sussistenza di almeno una delle esigenze cautelari (pericolo di fuga, pericolo di inquinamento delle prove e reiterazione criminosa).
Bene. Il GIP di Locri aveva applicato la misura cautelare degli arresti domiciliari mentre il Tribunale del Riesame si era espresso sull’ordinanza del GIP di Locri riformando la decisione e applicando la diversa misura del divieto di dimora.
E contro la decisione del Tribunale del Riesame i legali di Mimmo Lucano hanno presentato ricorso davanti la Cassazione.
C’entra poco il processo a cui (forse) Mimmo Lucano andrà incontro.
Il processo non è ancora iniziato, il procedimento è fermo all’udienza preliminare e sarà il GUP (Giudice dell’Udienza Preliminare) a decidere se Mimmo Lucano dovrà essere processato o no. E solo alla fine dell’eventuale processo sapremo se Mimmo Lucano è responsabile di quei fatti che gli contesta la procura di Locri e se quei fatti sono reati.

Ma cosa hanno detto i giudici della Suprema Corte?
Innanzitutto – ricorda la Corte – i reati contestati a Mimmo Lucano (ripeto, ai soli fini dell’applicazione della misura cautelare) sono il reato di cui all’art. 353-bis cod. pen. (turbata libertà del procedimento di scelta del contraente) «per avere, nella sua qualità di Sindaco e di responsabile dell’area amministrativa del Comune di Riace, impedito l’effettuazione delle necessarie procedure di gara per l’assegnazione del servizio di raccolta e trasporto dei rifiuti urbani, mediante il fraudolento affidamento diretto a due cooperative sociali (“Ecoriace” e “L’Aquilone”) prive del requisito dell’iscrizione presso l’albo regionale delle cooperative sociali, in quanto necessario per procedere, in deroga alla disciplina dell’evidenza pubblica, alla stipula di convenzioni per la fornitura di beni e servizi» e il reato di cui agli artt. 110 cod. pen. e 12, comma 1, d.lgs. n. 286/1998 (favoreggiamento dell’immigrazione clandestina) per avere, in concorso con Lemlem Tesfahun, compiuto atti idonei a procurare l’illegale ingresso nel territorio italiano del cittadino etiope Wondifraw Gashaneh Berhanu.»
Ed è esclusivamente su ciò che la Cassazione si è espressa.

Per quanto riguarda il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina – dice la Cassazione – il Tribunale del Riesame ha «congruamente vagliato e disatteso le correlate obiezioni difensive nei passaggi argomentativi ove ha posto in rilievo, con argomentazioni immuni da vizi logico-giuridici in questa Sede rilevabili, la gravità del panorama indiziarlo evocato a sostegno della su indicata misura coercitiva con riferimento all’ipotesi di reato contestata».

Per quanto riguarda l’altro reato, la Cassazione, invece, sottolinea che l’ordinanza impugnata (quella del Riesame) non si è soffermata su alcuni profili che erano stati sollevati dai legali del sindaco di Riace e che «deve rilevarsi come dall’impugnata ordinanza non emerga una base argomentativa congruamente volta a delineare, sia pure a fronte dei limiti inevitabilmente riconnessi alla fluidità valutativa propria della semiplena cognitio richiesta nel giudizio cautelare, il quadro degli elementi di gravità indiziaria sottesi alla necessaria individuazione della presenza di uno degli atti tassativamente delineati nello schema descrittivo della tipicità rilevante ai fini della configurabilità dell’ipotizzata fattispecie incriminatrice».
E poi che «non emergono con la necessaria chiarezza di analisi, tuttavia, gli atti o i comportamenti che l’indagato avrebbe materialmente posto in essere per realizzare in concreto una serie di condotte che, allo stato, paiono solo assertivamente ipotizzate.»

Infine la Corte di Cassazione si sofferma sulle esigenze cautelari (in particolare sul pericolo di reiterazione di delitti della stessa specie di quello per cui si procede).
La Corte dice che le stesse «non sono state specificamente delineate nell’ordinanza» e che «che la effettiva consistenza ed intensità delle predette esigenze cautelari, pertanto, dovrà essere analiticamente e globalmente rivalutata, anche in relazione all’esito del giudizio di riesame la cui nuova celebrazione, sulla stregua di quanto dianzi osservato, s’impone in ordine alla effettività della base indiziaria dell’ipotesi di reato enucleata nel capo T) (cioè turbata libertà del procedimento di scelta del contraente).
Per quanto riguarda le esigenze cautelari relative all’altro reato (favoreggiamento dell’immigrazione clandestina) – conclude la Corte – «il Giudice di merito dovrà considerare anche il rilievo attribuibile alla condizione di incensuratezza dell’indagato ed il peso che, all’interno della vicenda ivi delineata, possa avere esercitato la circostanza di fatto, più volte evidenziata nella motivazione, inerente alla relazione affettiva intercorsa con la Lemlem Tesfahun, spiegando altresì quali siano i tratti di concretezza e specificità che dovrebbero, in tesi, connotare il nesso, allo stato solo vagamente prospettato, fra l’accenno alla “copiosa presenza, ancora per certi versi attuale, di stranieri sul territorio riacese” e la – solo assertivamente – evocata possibilità che siffatta circostanza, unitamente a quella attinente all’incarico istituzionale ricoperto dall’indagato, costituiscano “occasioni propizie per l’adozione di atti amministrativi volutamente viziati o per la proposizione a soggetti extracomunitari di facili ed illegali scappatoie per ottenere l’ingresso in Italia“, tenuto conto del fatto che il richiamo, in più occasioni operato dall’ordinanza, a presunti matrimoni di comodo favoriti dall’indagato poggia sulle incerte basi di un quadro di riferimento fattuale non solo sfornito di significativi e precisi elementi di riscontro ma, addirittura, escluso da qualsiasi contestazione formalmente elevata in sede cautelare.»

I giudici della Corte di Cassazione, perciò, hanno deciso (ma questo lo sapevamo già da febbraio) di annullare «l’ordinanza impugnata limitatamente al reato di turbata libertà del procedimento di scelta del contraente di cui al capo T) della rubrica e alle
esigenze cautelari e rinviare per nuova deliberazione su tali punti al Tribunale di
Reggio Calabria, Sezione del riesame.»

2 pensieri riguardo “Cosa dice la Cassazione di Mimmo Lucano

  1. Ciao caro Vincenzo. Il tuo blog è utilissimo x conoscere informazioni originali e farci un’idea obiettiva di varie vicende k altrimenti rimarrebbero confuse. Grazie . Potresti comunque sintetizzare l’ ostico linguaggio giuridico, evidenziando i passaggi più significativi. Un abbraccio e complimenti per l’iniziativa.

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    1. Grazie. Purtroppo alcuni passaggi non possono essere sintetizzati più di tanto. Capisco che alcuni periodi siano complessi perché particolarmente tecnici. Ma così scrivono i giudici, ahinoi. Grazie ancora.

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