Sono tutti uguali, povero Parlamento

Ha ragione Simone Baldelli, deputato di Forza Italia, quando a fine seduta, poco fa in Aula a Montecitorio, ha detto che non c’è proprio niente da applaudire perché «c’è poco da applaudire quando una Legge di Bilancio viene approvata con queste modalità».
«Queste modalità» sono quelle che abbiamo visto in questi giorni (e negli ultimi anni).
Una manovra fantasma discussa e approvata alla Camera in prima lettura quando già tutti sapevano che la vera manovra sarebbe arrivata soltanto in Senato.
Una volta arrivata la nuova manovra in Senato, ecco la corsa contro il tempo per approvarla in via definitiva entro il 31 dicembre e così evitare l’esercizio provvisorio. Poche ore in Commissione senza discutere nemmeno un emendamento. Poi la questione di fiducia che ha soffocato definitivamente il dibattito parlamentare. Approvata al Senato, di corsa alla Camera. Anche qui pochissime ore in Commissione, che alle 2 di notte la manda in Aula.
Un’altra fiducia e dopo poche ore il via definitivo, arrivato poche ore fa.

Non solo Simone Baldelli. Anche altri deputati (per esempio Guido Crosetto, Fratelli d’Italia) e senatori (per esempio Emma Bonino, +Europa) hanno sollevato il tema della centralità del Parlamento, delle questioni di fiducia che annullano il dibattito, dell’Esecutivo che schiaccia il Legislativo.
Questioni di cui si sente parlare da venti anni.
In molti (soprattutto deputati del PD, i deputati Emanuele Fiano e Roberto Giachetti in particolare) hanno chiesto al presidente della Camera Roberto Fico – che della centralità e dell’importanza del Parlamento ne aveva parlato con enfasi durante il suo discorso di insediamento – di non consentire nessuna forzatura per evitare di creare precedenti pericolosi.
Il presidente Fico in un video pubblicato sulla sua pagina Facebook subito dopo l’approvazione definitiva della manovra ha detto che la sua è stata una strada obbligata e che non avrebbe potuto prendersi, da solo, la responsabilità di mandare il Paese in esercizio provvisorio.

Nei fatti il precedente si è creato e sarà estremamente facile per i governi futuri riprendere le cronache parlamentari di questi giorni per giustificare una prassi simile e replicare quanto accaduto in queste ore.
Di prassi del genere ce ne sono e ce ne sono state anche nel passato più recente. Canguri, ghigliottine, fiducie a raffica (anche su leggi elettorali e, come in questo caso, su leggi di bilancio).

Sono stati giorni di (ormai ordinaria) follia. Ciò che rimane questa ultima settimana è un’istituzione – il Parlamento – ferita e una democrazia rappresentativa più debole.
Quelli che oggi sbraitano dentro e fuori Montecitorio e Palazzo Madama in nome della centralità del Parlamento sono gli stessi che nemmeno due anni fa escogitavano forzature regolamentari per velocizzare e soffocare il dibattito parlamentare. E quelli che allora saltavano sui banchi per urlare contro la «dittatura della maggioranza» sono gli stessi che adesso si servono degli stessi strumenti.
Insomma, mai come in questo caso dire «sono tutti uguali» non è una frase fatta.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...