Perché secondo il Viminale Riace deve chiudere

«Il Viminale chiude Riace» titola il Corriere della Sera.
Dopo l’indagine della Procura di Locri che ha portato il sindaco di Riace (ora sospeso) Mimmo Lucano agli arresti domiciliari, ecco il Viminale.
Indagini e procedimenti separati, sia chiaro.
Ma la circolare del Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione – Direzione Centrale dei servizi civili per l’immigrazione e l’asilo, divulgata ieri sera dagli organi di stampa, potrebbe decretare la morte del «modello Riace».

La Direzione Centrale dei servizi civili per l’immigrazione e l’asilo aveva iniziato ad occuparsi di Riace già durante i governi precedenti. Era stata svolta una istruttoria e gli ispettori del Ministero avevano riscontrato alcune criticità. Già l’estate scorsa alcuni pagamenti erano stati bloccati per anomalie nella documentazione presentata dall’amministrazione locale. «A novembre 2017 – scrive qui ilfattoquotidiano.it – a seguito delle prime rilevazioni già fortemente critiche, il Ministero chiede a Prefettura e Servizio Centrale “un’assidua forma di accompagnamento e di assistenza nella gestione amministrativa del progetto”. Lo scopo è rimetterlo in carreggiata e andare avanti con l’esperienza.»
Il 30 luglio 2018 la Direzione Centrale aveva avviato il procedimento volto all’applicazione dei punteggi di penalità in merito al progetto SPRAR e alla revoca del contributo concesso ai sensi dell’articolo 27 delle Linee Guida del Decreto Ministeriale del 10 agosto 2016.

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Il comune di Riace, con nota n.5219 del 9 agosto scorso, aveva inviato osservazione in merito ai rilievi mossi dal Viminale. E il Viminale, con la nota inviata al Comune di Riace e al Prefetto di Reggio Calabria, ha respinto quasi tutte le obiezioni del piccolo comune reggino.

Il comune di Riace aveva sottolineato innanzitutto che la relazione della Prefettura di Reggio Calabria conseguente alla visita ispettiva del 26 gennaio 2017 – «che conteneva valutazioni complessive estremamente positive sul sistema di accoglienza» – non fosse stata nemmeno citata nella relazione inviata dal Viminale. Ma per il Viminale quella relazione ha operato un mero «accertamento sotto un profilo squisitamente sociologico e non ha avuto alcuna pretesa di valutare il sistema Riace sotto l’aspetto della regolarità tecnica e/o della correttezza burocratica amministrativa degli atti compiuti.»
Inoltre il comune di Riace aveva lamentato che le criticità riscontrate erano la conseguenza della carenza di risorse finanziarie, ma il Viminale, anche qui, smentisce il comune di Riace ricordando che fino al 2016 tutti gli importi finanziati sono stati erogati, mentre per il 2017 è stato liquidato il 70% dei finanziamenti concessi. E comunque, fa notare il Viminale, il Comune di Riace per risolvere i problemi di liquidità avrebbe potuto servirsi dell’anticipo fatture con istituti di credito.
Comunque sia, le criticità che il Viminale attribuisce a Riace sono soprattutto di natura gestionale e organizzativa e ciò, dice la Direzione Centrale, ha poco a che vedere con le disponibilità finanziarie.

Fatta questa premessa la circolare entra nel merito della varie criticità riscontrate rispondendo alle obiezioni sollevate dall’ente comunale.
Dice Riace che «il fatto che alcuni beneficiari del sistema CAS possano essere stati incontrati all’interno delle abitazioni dei beneficiari SPRAR rappresenta un fatto del tutto normale che non costituisce alcun elemento critico.»
Non è di questa idea il Servizio Centrale che elenca prima una serie di abitazioni frequentati da soggetti che secondo la banca dati avrebbero dovuto alloggiare altrove, poi una serie di abitazioni carenti di autorizzazione.
E ciò non è dovuto al fatto, come invece afferma il comune di Riace, che «le case sono state utilizzate provvisoriamente per collocare i nuovi inviati dal Servizio Centrale in attesa dell’uscita da parte di ex beneficiari», perché – a detta della Direzione Centrale dei servizi civili per l’immigrazione e l’asilo – «la procedura di invio da parte del Servizio Centrale di nuovi beneficiari tiene sempre in conto della tipologia (nuclei/singoli) e del numero di posti che risultano disponibili dalla banca dati per ogni singolo appartamento.»
Tutto ciò non sarebbe permesso perché le Linee Guida impongono agli Enti di acquisire il nulla osta della Direzione Centrale in caso di variazioni di strutture. E nessuna comunicazione in tal senso, nemmeno per segnalare situazioni gravi e contingenti, è arrivata a Roma da Riace.
Secondo una lettera del Servizio Centrale del 3 novembre 2017 nelle singole strutture risultavano registrati in banca dati 204 posti, mentre i posti finanziati sono 165.

Altro problema: la prolungata permanenza di alcuni soggetti oltre i limiti previsti dalle Linee Guida. Le norme che consentono la permanenza oltre i termini previsti ci sono, ma secondo il Viminale «l’accoglienza dei lungopermanenti è stata garantita in assenza di qualsivoglia autorizzazione e per tempi ampiamente superiori a quelli normativamente previsti.»

Per quanto riguarda il rispetto degli standard abitativi, della conduzione e dell’igiene nelle abitazioni secondo il comune di Riace le critiche avanzate erano tutte infondate e a sostegno di questa tesi l’Ente calabrese aveva trasmesso un video del maggio 2018.
Anche qui il Viminale non è d’accordo: «il report del 15 giugno scorso rivela una pressoché generalizzata, carente presa in carico dei soggetti accolti anche per ciò che attiene al mantenimento dell’ordine e del decoro domestico e un presidio fortemente limitato da parte degli operatori (sporcizia, disordine, ambienti domestici insalubri).»
Sempre per quanto riguarda l’igiene, il Viminale richiama un report del maggio 2018 nel quale vengono descritte le condizioni di Casa Scalfitri: «gli alloggi sono risultati essere in condizioni igieniche e di arredamento molto precarie, con promiscuità tra locale da bagno, angolo cottura e letto, tanto da costringere le persone che vi dimorano a soluzioni di fortuna, in condizioni degradanti di grave abbandono, tra animali, insetti, cumuli di bottiglie ed elettrodomestici lasciati a mo’ di discarica. Si riscontra inoltre grave situazione di sporcizia nell’angolo cottura e nel bagno.»

Lo scontro tra comune e Viminale si ripresenta sul tema dei bonus.
Il comune di Riace loda l’utilizzo dei famosi bonus, il Viminale li boccia.
Secondo quest’ultimo, infatti, «questa soluzione continua ad essere duramente criticata in quanto non consentirebbe l’accesso a molti negozi (e a nessun esercizio commerciale fuori dal paese) che vendono prodotti essenziali, soprattutto per bambini, e sarebbe foriera di manipolazioni in sede di cambio-valuta.»

Altre irregolarità riscontrate dal Viminale sono quelle riguardanti l’affidamento e le proroghe delle convenzioni con gli enti gestori e l’opera prestata dall’associazione Welcome «in assenza di apposite procedure di selezione e della necessaria, pluriennale esperienza.»
Il comune, dal canto suo, dice di aver permesso la collaborazione tra l’associazione WelcomeCittà Futura «ritenendo fosse prevalente l’obiettivo di garantire una continuità assistenziale verso gli ospiti i quali hanno potuto proseguire la loro accoglienza rimanendo in carico ai medesimi operatori sociali che sino ad allora li avevano seguiti.»
Così dicendo, secondo il Viminale, «l’Ente ammette l’anomalia gestionale.»

Irregolarità segnalate nella nota sono anche quelle che hanno a che fare con l’adeguata professionalità degli operatori SPRAR, la mediazione linguistica culturale e le attività di formazione e qualificazione professionale.

Insomma, le argomentazioni addotte dal comune di Riace non contengono elementi tali da poter superare le criticità.
La nota del Viminale, perciò, si conclude richiamando l’articolo 27 comma 4 delle Linee Guida che «prevede la possibilità di revoca totale del contribuito a fronte di una decurtazione del punteggio attribuito al punteggio attribuito al progetto compresa tra 14 e 20 punti complessivi» e dispone ben 34 punti di penalità (2 per il mancato aggiornamento della banca dati gestita dal Servizio centrale; 8 per la mancata corrispondenza tra i servizi descritti nella domanda di contributo e quelli effettivamente erogati e/o mancata applicazione di quanto previsto dalle linee guida anche in termini di standard qualitativi e quantitativi; 14 per l’erogazione dei servizi finanziati dal Fondo a favore di soggetti diversi da quelli ammessi all’accoglienza e 10 per la mancata rendicontazione).

Sarà invece un altro e successivo provvedimento a definire i rapporti contabili per l’eventuale recupero dei contributi già erogati. Per quanto riguarda gli ospiti in accoglienza, si legge sul Corriere della Sera, «i migranti hanno due opzioni: restare dove sono (e non beneficiare più del sistema di accoglienza), oppure possono andare in altri progetti Sprar nelle vicinanze, naturalmente sulla base delle disponibilità. La proposta di nuova destinazione viene formalizzata dagli operatori del progetto. Ciò non toglie che gli enti territoriali come Comune o Regione possono avviare altri interventi di assistenza. Il Comune di Riace ha 60 giorni di tempo per fornire la documentazione finanziaria sui migranti che beneficiavano dell’accoglienza, sia che queste persone decidano di essere trasferite sia che restino nel comune calabrese.»

Il sindaco (sospeso) di Riace Mimmo Lucano ha già annunciato il ricorso al Tar contro il provvedimento del Viminale.
Saranno quindi i giudici amministrativi a dirci se il «modello Riace» sopravviverà oppure se tutte le criticità indicate dal Viminale giustificano lo smantellamento di quello che è stato definito (e giudici ci diranno se è davvero così) come uno dei modelli di accoglienza più efficienti al mondo.


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