L’immigrazione e la percezione

Immigrazione. Immigrazione. Immigrazione.
Il tema che ha monopolizzato il dibattito pubblico è l’immigrazione.
Lavoro, sanità, scuola, temi classici che fino a qualche anno fa erano al centro dell’agorà politica sembrano aver lasciato spazio al tema della «emergenza migratoria» che occupa ormai sempre più spazio nei telegiornali.
A ciò si aggiunga una vera e propria strategia comunicativa di alcuni schieramenti politici – in particolare la Lega di Matteo Salvini – che ha puntato tutto sull’ingigantire un problema, quello dell’immigrazione, che c’è ma non è grande come sembra.
Questa strategia comunicativa è uno dei fattori che ha consentito a quella che fu la Lega Nord di incrementare in modo consistente il proprio bacino elettorale sfruttando le paure e l’insicurezza dei cittadini.

L’Istituto Cattaneo ha pubblicato due giorni fa un’analisi che mette in evidenza come dell’immigrazione sappiamo ben poco e siamo convinti di cose che nella realtà non esistono. Insomma, che la nostra percezione va oltre, e anche di molto, la realtà.

«Su questo argomento (immigrazione, ndr) i dati a disposizione dell’opinione pubblica sono spesso frammentari e talvolta presentati in maniera “partigiana”, stiracchiandoli da una parte o dall’altra in base agli interessi dei partiti. Il che contribuisce spesso a proiettare un’immagine distorta della realtà del fenomeno migratorio in Italia, dove le percezioni contano più dei dati concreti», dice l’introduzione del Cattaneo.

Ma quant’è grande questa distorsione della realtà?
Per capirlo l’Istituto Cattaneo ha analizzato i dati forniti dall’Eurobarometro in merito alla presenza di immigrati stimati dai cittadini in ciascuno degli Stati membri dell’UE.
La domanda che è stata rivolta agli intervistati è: “Qual è la percentuale di immigrati rispetto alla popolazione complessiva in Italia?”
Per immigrati si intendono soltanto le persone nate fuori dai confini dell’Unione Europea e che attualmente risiedono legalmente nel nostro paese.

Nell’intero contesto europeo quasi 1 su 3 (il 31,5%) non ha saputo rispondere.
In alcuni Paesi dell’UE la percentuale sale fino al 70,9% come nel caso della Bulgaria.
In Italia, invece, la percentuale è minore alla media europea. Soltanto il 27% degli intervistati non ha saputo rispondere.

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Se invece confrontiamo i dati reali con le stime degli intervistati possiamo facilmente notare come «i cittadini europei sovrastimano nettamente la percentuale di immigrati presenti nei loro paesi.»
Il dato italiano è piuttosto significativo, la distanza tra realtà e percezione è la più ampia tra gli stati membri dell’Unione Europea: «gli intervistati italiani sono quelli che mostrano un maggior distacco (in punti percentuali) tra la percentuale di immigrati non-UE realmente presenti in Italia (7%) e quella stimata, o percepita, pari al 25%
Negli altri Paesi l’errore percettivo è più piccolo. In Portogallo la percezione supera la realtà del 14,6%, in Spagna del 14,4%, mentre nei paesi nordici la differenza è minima, lì la percezione rispecchia quasi fedelmente la realtà. In Danimarca lo scarto tra la percentuale di immigrati “reali” e quella di immigrati “percepiti” è del 2,2%, in Svezia dello 0,3%, in Finlandia del 2,6%.
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I dati dimostrano come sull’immigrazione non siamo abbastanza informati. E se siamo informati, siamo informati male. Ma – sottolinea l’Istituto Cattaneo – «l’errata stima sulla presenza di immigrati potrebbe derivare anche da pregiudizi – radicati negli elettori – che ne condizionano ex ante ogni valutazione. Detto diversamente: chi, per principio, ha una posizione sfavorevole verso gli immigrati potrebbe essere indotto a ingigantire la portata del fenomeno oppure a giustificare il proprio atteggiamento in virtù di una percezione distorta della questione.»
Per capire se c’è davvero una relazione tra errata percezione dell’immigrazione e pregiudizi, l’Istituto ha utilizzato un indice (indice NIM) che misura il grado di sentimento Nazionalista, anti-Immigrati e contrario alle Minoranze religiose e l’ha messo in rapporto con l’errore di percezione.

E quello che ne esce fuori è che è proprio come sembra: «come si può notare, esiste una relazione positiva tra l’errata percezione del fenomeno migratorio e l’atteggiamento verso l’immigrazione. Cioè: all’aumentare dell’ostilità verso gli immigrati, aumenta anche l’errore nella valutazione sulla presenza di immigrati nel proprio paese. Come in precedenza, l’Italia si conferma – su entrambi i fronti – il paese collocato nella posizione più “estrema”, caratterizzata dal maggior livello di ostilità verso l’immigrazione e le minoranze religiose.»
Non è chiaro però qual è la causa e qual è l’effetto.
La percezione falsata ci fa diventare più intolleranti o l’intolleranza ci fa percepire una realtà diversa dalla «realtà vera»?
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Concentrandoci sul caso italiano, l’analisi del Cattaneo ci consente di indagare lo scarto percettivo differenziandolo in base al colore politico dell’intervistato.
E da ciò escono fuori altri dati interessanti.
«Lo scarto tra la percentuale di immigrati presenti in Italia e quella percepita dagli intervistati è maggiore tra chi si definisce di centrodestra o di destra. In quest’ultimo caso, la percezione è del 32,4%, superiore di oltre sette punti rispetto alla media nazionale. All’opposto, tra chi si definisce di sinistra, centrosinistra o di centro la differenza tra il dato reale e quello stimato si riduce notevolmente. Ad esempio, per gli intervistati di sinistra gli immigrati presenti in Italia sono “solo” il 18,5%, rispetto a una media nazionale che li stima attorno al 25%.»
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Oltre a una differenziazione per colore politico, l’Istituto calibra i dati anche in base al grado di istruzione e dimostra come maggiore è il grado di istruzione, minore è lo scarto percettivo.

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Dal punto di vista geografico, sono i meridionali più degli altri ad avere percezioni sballate: «sia a est che a ovest, gli intervistati del nord Italia stimano un livello di immigrazione di circa il 20%, mentre nelle altre zone la percentuale di immigrati è indicata, in media, attorno al 26%, con uno scarto di 6 punti percentuali tra nord e sud.»

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Ma la cosa ancor più sorprendente è che la percezione in percentuale dei migranti in base alla zona geografica contrasta completamente con la distribuzione degli immigrati nelle regioni italiane. In altre parole, la distanza tra dato reale e dato percepito è maggiore nelle regioni dove la presenza di immigrati è minore.
Per esempio, al Sud gli immigrati sono meno del 5% della popolazione.

Naturalmente questo scarto tra realtà e percezione ha delle conseguenze sugli atteggiamenti dei cittadini nei confronti degli immigrati.
E confrontando il parere degli italiani su tre questioni (1. il rapporto tra immigrati e criminalità; 2. l’ipotesi che gli immigrati riducano le possibilità occupazionali degli italiani; 3. il peso o il contributo degli immigrati sulla sostenibilità del welfare nazionale) con quello dei cittadini degli altri Paesi europei si vede come su tutte e tre le questioni «l’opinione degli italiani è decisamente più negativa nei confronti dell’immigrazione e dei loro eventuali benefici per l’economia o la società. Rispetto a una media europea del 57%, gli intervistati italiani che ritengono che gli immigrati peggiorino la situazione della criminalità rappresentano il 74% dell’intero campione, con una differenza di 17 punti percentuali. Allo stesso modo, gli italiani che pensano che una maggiore immigrazione comporti una riduzione dell’occupazione per i residenti in Italia corrispondo al 58% sul totale, mentre la media europea si ferma al di sotto del 41% (con uno scarto sempre di 17 punti percentuali).»

Fin qui l’analisi dell’Istituto Cattaneo.

Numeri che non rimangono soltanto numeri se pensiamo che proprio su queste percezioni errate del fenomeno migratorio è facile costruire una campagna elettorale sfruttando, come dicevamo prima, paura e insicurezza.
E qui entra in gioco il ruolo dell’informazione che più che fare da megafono a chi intenzionalmente ingigantisce il problema dovrebbe informare correttamente per far rientrare nel mondo reale chi vive in un «mondo percepito» lontanissimo dalla realtà.


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