La mia ricetta-social


Quante persone seguiamo su Instagram? Quanti persone seguiamo su Facebook? E quante su Twitter? E le storie di Whatsapp? Sono amici e familiari. Ma ci sono anche semplici conoscenti e (soprattutto dopo il successo di Instagram) tantissimi vip (veline, calciatori, fashion blogger, politici etc).
Ogni giorno vediamo decine – se non centinaia – di immagini, foto, video. Grazie alle storie di Instagram in alcuni casi possiamo sapere, praticamente in tempo reale, come va la vita del nostro amico o di questo o di quell’altro influencer.
Cosa ha fatto, cosa sta facendo e cosa farà, dov’è stato, dov’è, cosa ha mangiato, con chi è uscito. Siamo con lui 24 ore su 24.
Vita, morte e miracoli. Gratis e per tutti.

Non sono qui per criticare chi ha deciso di rendere pubblico ogni attimo della sua vita. Ognuno sceglie di rendere pubblico ciò che vuole e oggi tutti questi strumenti glielo permettono. Con tutti i rischi annessi.
Il social network è soltanto uno strumento, sta a noi decidere come utilizzarlo.

Sono qui per illustrarvi la mia ricetta-social che seguo da un paio di mesi. In pratica cosa ho scelto di fare, come ho deciso di gestire i social e perché.

1. Non seguo più le pagine social dei quotidiani online
Ho deciso di informarmi direttamente dai siti di AnsaCorriere, Repubblica, La Stampa, etc ma non dalle loro pagine social. Il vantaggio è che scorrendo la home non compariranno link di informazione e per rimanere informati sarà necessario accedere ad Ansa.it, Corriere.it etc.
Cosa cambia?
Innanzitutto Facebook molto spesso, tra i centinaia di articoli condivisi dalla pagina del Corriere, della Repubblica etc, ti mostrerà quelli che hanno attratto più reazioni (like, condivisioni, commenti) e quelli che attraggono più reazioni sono puntualmente gli articoli-spazzatura. Non certo articoli di approfondimento.
In secondo luogo, la dose giornaliera di informazione non sarà colmata da ciò che Facebook deciderà di mostrarti, ma da ciò che tu – visitando il sito del quotidiano – deciderai di leggere.
I social non servono per informarsi (Twitter è un caso a parte). Per informarsi ci sono i siti di informazione.

2. Non seguo più chi condivide cose che non mi piacciono
Su Facebook ho circa 1300 amici, non seguo più circa 500 di questi. Ciò significa che non vedo più i loro post.
Ho oscurato chi condivide bufale, chi condivide solo cose di calcio, gli omofobi, i razzisti, gli ignoranti, i tifosi del politico di turno (fan renziani e fan grillini soprattutto) etc.
In sostanza ho ristretto, e anche di molto, la mia cerchia di relazioni social. Anche se ciò ha comportato non seguire più molti parenti e tantissimi amici, adesso la home di Facebook è pulita.

3. Non commento più
In passato quando leggevo bufale condivise da qualcuno della mia cerchia mi fermavo a commentare cercando di dimostrare che quella notizia fosse inventata. Altre volte invece mi son fermato a commentare sotto post che mi trovavano in totale disaccordo. In entrambi i casi il risultato è stato una perdita di tempo.
Nel primo caso chi ha condiviso una bufala è rimasto convinto della veridicità della notizia.
Nel secondo caso io son rimasto convinto delle mie idee e la controparte delle sue.
Discutere sui social network è estremamente difficile. Ho notato invece che farlo (sempre con le stesse persone, ma) in privato porta a qualche risultato.
Questo terzo punto sta diventando inutile da quando seguo il punto numero 2. Con una cerchia già tarata è tutto più facile.

4. Non seguo più le vite degli altri (Instagram)
Non seguo più chi condivide ogni attimo della sua vita.
Io non mi riprendo mentre faccio una qualsiasi attività quotidiana perché giustamente agli altri – almeno io credo così – non interessa nulla di ciò che faccio durante il giorno. Allo stesso modo a me non interessa a che ora un mio amico o un mio familiare si è svegliato, cosa ha mangiato a pranzo, cosa fa la sera, con chi dorme, quanto studia.
Restringendo il campo mi son accorto di seguire soltanto persone che condividono paesaggi, poesie, monumenti, etc.
In generale belle foto che non hanno a che fare con la loro sfera personale.
E poi account istituzionali tipo Quirinale, Presidenza del Consiglio, Camera dei Deputati e così via.
Ma la comunicazione istituzionale è una mia passione.

5. Usare meno, scegliere cosa usare (meno Facebook, più Twitter)
Il punto più importante. Uso sempre meno i social che sento che non mi lasciano nulla e che stanno diventando sempre più inutili (Facebook, Instagram) e un po’ di più quello che sento che mi arricchisce (Twitter).
Twitter è un altro mondo. Twitter è serio. Twitter sì, serve per informarsi. La velocità della notizia su Twitter è un sogno per qualunque sito di informazione online.
Su Twitter (se scegli bene chi seguire) non leggerai pettegolezzi, non vedrai foto di cibo o foto di gattini. Ma notizie e moltissimi approfondimenti.
E poi ha un grandissimo vantaggio che gli altri social non hanno: i tweet ti verranno mostrati in ordine cronologico.
Non è quindi l’algoritmo di Twitter a decidere cosa mostrarti.

Questa sinteticamente la mia ricetta-social. Queste regole vanno bene per me, che faccio un certo uso dei social network.
Ma queste regole si rivelerebbero inutili se le applicassimo a chi ama passare il tempo a litigare su Facebook o a seguire la vita degli altri su Instagram. Dipende da ciò che vogliamo che i social network ci diano, da come amiamo passare il nostro tempo. In fondo un po’ tutto dipende da come siamo, dal nostro carattere.


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