«Sto mondo 5stelle…»

«Sto mondo 5stelle…ormai proprio sodali».
Sono parole contenute nelle carte dell’inchiesta che ieri ha portato all’arresto di funzionari pubblici, politici e imprenditori con l’accusa di corruzione e di altri delitti contro la Pubblica Amministrazione.
A pronunciare quelle parole è Luca Parnasi, costruttore e proprietario della società Eurnova che sta realizzando il progetto dello Stadio della Roma a Tor di Valle. Agli arresti domiciliari son finiti il vicepresidente del Consiglio Regionale del Lazio Adriano Palozzi di Forza Italia, l’ex assessore regionale all’Urbanistica Michele Civita del PD e soprattutto Luca Lanzalone, l’ormai ex presidente di Acea (una municipalizzata di Roma) che ha seguito, in veste di consulente di fatto per la giunta cinquestelle, il dossier sulla costruzione del nuovo stadio. Tra gli indagati anche il capogruppo dei 5 stelle in Campidoglio Paolo Ferrara e gli avvocati Daniele Piva e Mauro Vaglio, il primo professore di Diritto penale in attesa di cattedra e il secondo presidente del Consiglio dell’Ordine di Roma. Entrambi candidati alle Politiche del 4 marzo scorso con il Movimento 5 Stelle, non eletti.

Non è stato eletto con il simbolo del Movimento, ma Luca Lanzalone è sicuramente un uomo forte dei 5 stelle.
In rapporti con Beppe Grillo e Davide Casaleggio aveva già curato per conto della giunta del Movimento 5 Stelle del comune di Livorno di Filippo Nogarin la procedura di concordato preventivo in continuità per il salvataggio di Aamps, l’azienda locale dei rifiuti. Poi è stato dirottato proprio da Grillo e Casaleggio su Roma per seguire il dossier dello stadio. Ha scritto lo Statuto del partito e infine è stato nominato dalla giunta Raggi presidente della più importante municipalizzata di Roma Capitale, Acea. Ora è agli arresti domiciliari.

È la loro «prima volta». Dentro a quella «corruzione sistematica» ipotizzata dal Gip – oltre a uomini del Partito Democratico e di Forza Italia – ci sarebbe anche un pezzo del mondo dei 5 stelle.
Quell’«ormai» – che per il costruttore Luca Parnasi significa «finalmente» – decreta la fine di un’utopia. Un cambio di pelle molto lento che ha trasformato il Movimento 5 Stelle da partito di protesta a partito del potere. E il potere che è arrivato negli ultimi anni – prima con la conquista di importanti città, poi, pochi giorni fa, con la conquista del Governo centrale – si sa, porta con sé anche tante insidie. Nella «stanza dei bottoni» se non stai attento incontri tanta gente che ti porterà solo guai. E senza una classe dirigente forte, trasparente e competente, che il Movimento 5 Stelle non è riuscita ancora a formare, il pericolo si trasforma in tentazione. Quella mancata e famosa selezione della classe dirigente che è un po’ la negazione del principio dell’uno vale uno.

Dei rapporti tra questo tipo di potere e i cinque stelle ne scrive oggi Paolo Zanca sul Fatto Quotidiano.
«Dopo aver preso in appalto dal Campidoglio la partita dello stadio della Roma, la Lanzalone&partners era pronta al salto di qualità e puntava dritto al governo. Il 2 giugno l’avvocato Luca Lanzalone, professionista genovese da un paio d’anni in trasferta a Roma per conto di Grillo e Casaleggio, è sugli spalti allestiti ai Fori imperiali. Prima festeggia la Repubblica, poi si confronta al telefono col suo socio Luciano Costantini sugli avanzamenti di carriera che porterà il nuovo esecutivo, fresco di giuramento. “Luciano – annotano gli inquirenti – afferma che Alfonso gli ha detto che vorrebbe portarlo ovunque e aspetterà che Luciano gli indichi la posizione che vuole assumere”. Alfonso è il neo ministro della Giustizia Bonafede: li conosce bene, Lanzalone e i suoi, perché insieme a Riccardo Fraccaro ha aiutato la sindaca Virginia Raggi nella gestione della macchina capitolina. E, secondo gli ortodossi M5S, sarebbe stato proprio lui a portare l’avvocato a Roma.»

Non si parla di responsabilità penale, tutta da accertare, ma di quel limite etico che non va oltrepassato. Soprattutto se sei un funzionario pubblico e devi esercitare le tue funzioni con disciplina e onore come richiede la Costituzione.
Leggendo le intercettazioni, quel limite è stato abbondantemente oltrepassato e la responsabilità politica del potere pentastellato romano (e non solo) è evidente.

È vero, le reazioni dei grillini non sono paragonabili a quelle a cui abbiamo assistito in passato, ma poco importa. L’integrità non c’è più, la verginità è perduta.
Il potere li ha punti e sono stati contagiati. Gli errori commessi in passato e perdonati perché in buona fede, non saranno più lasciati passare nemmeno dai militati più fanatici.

«Sto mondo 5stelle…ormai proprio sodali».
Ormai, già. Purtroppo.

Chiudo riportando il post di Pierfrancesco Maran, assessore della giunta comunale di Milano. L’assessore – secondo quanto riportate nelle carte dell’inchiesta – ha rifiutato un appartamento, “regalo” del gruppo di Parnasi. Era un tentativo di corruzione e ha detto di no.

Scrive che ha davvero apprezzato i numerosi messaggi che gli sono arrivati da tante persone che grazie a questa notizia hanno ritrovato o confermato la loro fiducia nella politica.

Grazie assessore.


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