In Sicilia sì, in Calabria no. Perché?


Stavo rivedendo per l’ennesima volta il video dei funerali di Giovanni Falcone, di sua moglie Francesca Morvillo e dei tre agenti Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Di Cillo.

Su Youtube c’è questo video che mostra le scene di quel 25 maggio 1992, il cronista è Sandro Ruotolo.

Si vede la folla che – letteralmente inferocita – contesta i politici presenti. Addirittura alcuni uomini di Stato, tra cui l’allora Presidente della Repubblica Oscar Eugenio Scalfaro, vengono spintonati. Con molta difficoltà riescono ad entrare in Chiesa e a prendere posto davanti le bare.

Spinte, sputi e cori. Si sente più volte il coro «buffone, buffone» all’indirizzo del politico di turno che sfila prima di entrare in Chiesa.

Le immagini del funerale di Paolo Borsellino circa due mesi dopo saranno molto simili a quelle viste durante il funerale del suo amico Giovanni Falcone. Anche in quell’occasione uscì fuori tutta la tristezza dei palermitani che in quegli attimi si trasformò in rabbia e contestazione. Si sentivano traditi dallo Stato che non aveva saputo difendere i magistrati che in quel momento stavano scrivendo la storia della lotta contro la mafia. Lo stesso Stato che adesso era in prima fila a piangere gli eroi.

Quelle contestazioni furono soltanto le prime di una serie. In quegli anni, in Sicilia, nacque più di un movimento antimafia. Quelle morti eclatanti svegliarono le coscienze e anche grazie a molte associazioni nate in quegli anni, attive ancora oggi, i siciliani ebbero la forza di privare la mafia di quel consenso sociale – molto più diffuso di oggi – che rendeva forte la criminalità organizzata.

I movimenti antimafia nati in Sicilia all’indomani delle stragi di Capaci e di via D’Amelio sono stati una risposta dei cittadini. C’è stato quel sussulto di dignità che invece non c’è mai stato in Calabria.

In questo la Calabria non è mai stata protagonista. Tra scandali e processi, dell’antimafia calabrese ci sarebbe da scrivere e anche tanto. Ma tralasciando le associazioni antimafia nate poco prima o poco dopo la strage di Duisburg, la Calabria, che io ricordi, non è stata mai protagonista di una protesta o manifestazione di piazza del calibro di quelle che in Sicilia si facevano negli anni ’90. Quella voglia di riscatto che d’istinto è maturata in Sicilia in quegli anni, io in Calabria non l’ho mai notata.

Capita di vedere in tv le immagini della festa che accompagna gli uomini della Polizia nel giorno dell’arresto di qualche latitante. In Sicilia come in Campania.
In Calabria neanche questo si è mai visto. In alcuni casi abbiamo visto gli stessi poliziotti festeggiare tra di loro, ma davanti la Questura di Reggio Calabria spesso abbiamo visto anche brutte scene in cui i protagonisti erano i familiari del mafioso arrestato.

Forse la Calabria al contrario della Sicilia non ha mai avuto il «morto eccellente», eppure anche la Calabria ha visto a terra il sangue di innocenti. Eppure anche in Calabria, soprattutto in alcune zone, si avverte – attraverso quei classici atteggiamenti impregnati di «mafiosità» – la prepotenza mafiosa, come nella Sicilia di 20 anni fa.
Evidentemente tutto questo non è stato sufficiente.

C’è una bella frase che si può sentire nel servizio di Sandro Ruotolo.
Dice «il sangue dei giusti è seme». In Calabria arriverà prima o poi il tempo della raccolta?


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