Questa è «democrazia diretta»?

Con questo video pubblicato alle 10 in punto sulla pagina Facebook di Luigi Di Maio, il capo politico del Movimento 5 Stelle ha annunciato che gli iscritti alla piattaforma Rousseau potranno esprimersi sul «contratto di Governo» frutto dell’accordo politico tra 5 Stelle e la Lega di Matteo Salvini.

I militanti pentastellati potranno votare dalle 10 alle 20 di oggi 18 maggio.
«Per tutta la giornata di oggi saranno attive su Rousseau le votazioni sul contratto per il Governo del cambiamento. Se voi deciderete che è la strada giusta da percorrere – nonostante quello che dicono tutti i giornaloni italiani e stranieri, nonostante qualche burocrate a Bruxelles, nonostante lo spread – allora come capo politico del Movimento 5 Stelle firmerò questo contratto per far finalmente partire il Governo del cambiamento. Adesso è il vostro momento!» – così Luigi Di Maio carica i militanti.
La decisione se firmare o meno il contratto spetta alla base, il principio – molto caro ai 5 stelle – della democrazia diretta quale suprema forma di democrazia è rispettato.

In 10 ore il contratto di quasi 60 pagine dovrà essere letto dai militanti che poi dovranno riuscire ad accedere a Rousseau (che da questa mattina si impalla in continuazione) ed esprimere la loro preferenza. Perché così poco tempo per votare? E perché nessun preavviso?
Un termine di preavviso minimo sarebbe stato un atto di buonsenso vista e considerata anche la consistenza del contratto e l’importanza della decisione.
Ma tralasciando il buonsenso, è lo stesso Statuto del Movimento 5 Stelle a prevedere all’articolo 4 che «La consultazione in Rete è indetta con avviso sul sito internet del MoVimento 5 Stelle, con preavviso di almeno 24 ore. Nell’avviso sono indicati gli argomenti oggetto della votazione, la data e l’orario iniziale e finale della votazione e le modalità di voto; la durata della votazione non deve essere inferiore ad otto ore.»
La regola delle «almeno 24 ore» di preavviso è stata rispettata?

Le votazioni, comunque sia, sono iniziate.
Il militante che vuole dire la sua dovrà accedere alla piattaforma Rousseau. Una volta fatto l’accesso e verificato l’account inserendo un codice ricevuto via sms sullo schermo comparirà la scritta “Consultazione Contratto di Governo”.
E poi «Caro nomecognome, stai per partecipare a una votazione storica. Sei chiamato a esprimerti sul contratto di governo del cambiamento. In Italia una cosa del genere non si è mai fatta, un esperimento unico di democrazia.»
C’è il link che fa scaricare il contratto, poi «per essere firmato definitivamente bisogna ricevere il parere positivo degli iscritti al Movimento 5 Stelle. Dentro al contratto come potrai leggere ci sono tante nostre battaglie storiche (acqua pubblica, reddito di cittadinanza, ..) che possiamo finalmente realizzare. E’ il momento del coraggio. Leggi il contratto e vota.»

E una volta che si procede con la votazione, appare il quesito «Approvi il contratto del Governo del cambiamento

Ecco uno dei limiti della affascinante democrazia diretta.
Chi decide come formulare il quesito?
Non solo quel preambolo così poco imparziale proprio pochi centimetri sopra il quesito, ma anche lo stesso quesito (la parola «cambiamento» che evoca per forza di cose un sentimento positivo), palesano la volontà di chi sta proponendo il quesito che la consultazione vada a finire in un certo modo. Cioè con la vittoria del .

Non lontano quel modus operandi dei tedeschi a cui le parti, più Di Maio che Salvini, hanno dichiarato di ispirarsi.
Il quesito presentato dal Spd il 20 febbraio scorso ai suoi iscritti è vero che conteneva un quesito tutt’altro che tendezioso: «È opportuno che la Spd concluda l’accordo di coalizione del febbraio 2018 con Cdu e Csu?», ma è anche vero che la documentazione elettorale è stata accompagnata dall’invito pro accordo della maggioranza del partito ma non dal manifesto dell’opposizione interna.

Introduzione e quesito entrambi tendenziosi, quindi facilità di manipolazione. Nessun preavviso e poco tempo per informarsi. Io, segretario di partito, chiamo in causa te, militante, perché sei tu che direttamente decidi. Però sappi che questi sono i motivi per cui io ti consiglio di votare così. Poi decidi tu, eh.

E’ questa la «democrazia diretta»?


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