Finalmente qualcosa è cambiato


Eletti i due presidenti delle Camere – Roberto Fico del Movimento 5 Stelle alla Camera e Maria Elisabetta Alberti Casellati di Forza Italia al Senato – adesso è il momento delle consultazioni. Dalle consultazioni dovrà, o meglio dovrebbe, uscire fuori una maggioranza in grado di dare al Paese un Governo.
Una maggioranza possibile e per alcuni la più probabile è quella tra la Lega di Matteo Salvini e il Movimento 5 Stelle di Luigi Di Maio. In pratica la stessa maggioranza che ha eletto i due presidenti delle Camere meno Forza Italia di Silvio Berlusconi il quale tramite il capogruppo uscente Renato Brunetta ha più volte fatto sapere che mai e poi mai collaborerà alla creazione di un Governo Lega-Cinque Stelle.
Ma per tutto questo sarà necessario aspettare l’inizio delle consultazioni previste per la settimana dopo Pasqua. E i tempi potrebbero essere molto lunghi.

Il passaggio ormai archiviato dell’elezione dei presidenti di Camera e Senato, però, non è stato un passaggio semplice. A mio parere è stato un passaggio molto molto importante e per certi versi storico.

1. Il ruolo dei due giovani nuovi leader Matteo Salvini e Luigi Di Maio. Hanno dominato il campo sin da subito. In solitaria hanno condotto le trattative e si sono aiutati a vicenda. Il primo aveva l’obiettivo di ribadire una volta per tutte e prima delle consultazioni che il capo della coalizione del centrodestra è lui. Il secondo doveva portare a casa una Camera e, perché no, mettere all’angolo il nemico numero 1 del Movimento 5 Stelle e cioè Silvio Berlusconi. Missione compiuta per entrambi. Prima rifiutando il nome di Paolo Romani sul quale i grillini avevano posto il veto, poi proponendo il nome di una forzista come la Bernini e infine convergendo su un terzo nome più “istituzionale” come quello della Casellati, Matteo Salvini ha dato le carte all’interno della coalizione del centrodestra sostituendosi al Caimano e mettendolo all’angolo.

2. L’ascesa istituzionale del Movimento 5 Stelle. Se qualcuno, cinque anni fa, alla vigilia delle elezioni politiche del 2013, avesse ipotizzato che il Movimento di Beppe Grillo sarebbe riuscito a conquistare – a distanza di così poco tempo dalla nascita del Movimento stesso – una poltrona così importante come quella della presidenza di Montecitorio sarebbe stato considerato un pazzo. Roberto Fico presidente della Camera e terza carica dello Stato è il simbolo di un’ascesa di un partito politico che a detta di qualcuno si sarebbe dovuto sgonfiare dopo pochissimo tempo. Naturalmente la presidenza della Camera è la conseguenza della crescita esponenziale di consensi ricevuti dal Movimento 5 Stelle. Dai 9 milioni del 2013 ai quasi 11 milioni (32,68%) delle elezioni del 2018. Avrebbero dovuto aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno. Adesso la scatoletta di tonno è nelle loro mani.

3. Il Movimento 5 Stelle e il compromesso politico. Complice il sistema elettorale fondamentalmente proporzionale siam tornati a parlare di «trattative», «incontri tra gruppi parlamentari», «accordi». La vita parlamentare assopita durante gli anni passati – anche a causa di Governi troppo invasivi – pare si sia rinvigorita con la nascita di questa nuova legislatura. Ma la novità di questa volta è che a trattare, in questa nuova fase della democrazia parlamentare italiana che pare sia tornata ad avere le caratteristiche delle «democrazie mediate» come fu nella c.d. Prima Repubblica, c’è anche il Movimento 5 Stelle che all’inizio della passata legislatura aveva “congelato” i seggi ottenuti. Questa volta i 200 e passa parlamentari del Movimento 5 Stelle si muovono nell’emiciclo dei Palazzi di Camera e Senato. Trattano, a destra e a sinistra (dove trovano la porta chiusa, per ora), concludono accordi, votano il candidato dell’avversario per portare a casa uno proprio. Insomma, rinunciano al tutto o niente e si sporcano le mani. Adesso sull’Aventino non ci sono più loro, ma il Partito Democratico, rimasto immobile in tribuna ad assistere soltanto.

Il terzo punto è quello secondo me più importante perché la prima forza politica, quella a tratti eversiva, fautrice di un’altra forma di democrazia che è quella diretta, ha scoperto finalmente la democrazia parlamentare e il valore del compromesso. Questa è una buona notizia.
Era accaduto anche in passato nella scorsa legislatura che il Movimento 5 Stelle concludesse accordi con le altre forze politiche. Era andata bene in alcuni casi (per esempio la legge sui reati ambientali), male in altri (per esempio le unioni civili).
Mai, però, accordi a questo livello.

Quelli che una volta erano i duri e puri sono scesi sul terreno della realtà e hanno portato a casa e ai loro elettori un primo risultato.
Adesso, anche per quanto riguarda la costruzione di un Governo – che è partita assai diversa da quella che si è conclusa due giorni fa – da primo gruppo parlamentare saranno costretti a dialogare e nel limite del possibile concludere accordi con le altre forze concorrenti.

Vedremo.


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