‘Ndrangheta&massoneria, c’è anche la Locride


Si è concluso il lavoro della Commissione Antimafia presieduta dall’onorevole Rosy Bindi sul filone d’inchiesta dedicato ai rapporti tra mafia e massoneria. Il lungo e travagliato lavoro della Commissione – che ha audito, tra gli altri, quattro gran maestri, magistrati, collaboratori di giustizia e che ha deliberato l’acquisizione degli elenchi degli iscritti attraverso gli strumenti del sequestro e della perquisizione (cosa che è avvenuta tra mille polemiche) – ha partorito una relazione sull’attività svolta.

L’introduzione della Relazione sulle infiltrazioni di Cosa Nostra e della ‘Ndrangheta nella Massoneria in Sicilia e Calabria chiarisce subito che «il tema del rapporto tra mafia e massoneria affiora in modo ricorrente nelle inchieste giudiziarie degli ultimi decenni, con una intensificazione nei tempi più recenti, sia in connessione con vicende criminali tipicamente mafiose, soprattutto in Sicilia e Calabria, sia con vicende legate a fenomeni di condizionamento dell’azione dei pubblici poteri a sfondo di corruzione».
La Commissione si è concentrata prevalentemente su quattro obbedienze: il Grande Oriente d’Italia, la Gran Loggia Regolare d’Italia, la Gran Loggia d’Italia degli Antichi Liberi Accettati Muratori e la Serenissima Gran Loggia d’Italia – Ordine Generale degli Antichi Liberi Accettati Muratori.

Le 83 pagine della Relazione contengono alcuni passaggi sul rapporto tra ‘ndrangheta e massoneria nel territorio della Locride.
«La Commissione si è posta, tra gli altri, l’obiettivo di approfondire il tema delle logge massoniche abbattute nelle regioni della Sicilia e della Calabria e la ragione effettiva del loro scioglimento, essendosi rilevato che, in alcuni casi, come quello relativo alla loggia del GOI “Rocco Verduci” di Gerace (RC), le cause di cessazione erano state esternate con motivi di natura formale e non con le reali motivazioni inerenti l’accertata infiltrazione mafiosa».
Secondo il gran maestro Bisi le logge di Gerace, Locri e Brancaleone sarebbero state sciolte «per ragioni, a suo dire, di natura formale e organizzativa».

LA “ROCCO VERDUCI” DI GERACE
Per quanto riguarda la “Rocco Verduci” di Gerace – si legge nella Relazione – «ad avviso di un massone protagonista di quelle vicende, tra i fondatori di fatto della nuova officina vi sarebbe stato anche un undicesimo fratello, già appartenente alla “Figli di Zaleuco” e massone del GOI sin dal 1981, non risultante dagli atti. Si trattava di un medico incensurato, impiegato presso la ASL di Locri, ma figlio di un notissimo esponente di primo piano della ‘ndrangheta della Locride, riconosciuto come uno dei capi storici dell’organizzazione mafiosa calabrese. Per inciso, va detto che anche un altro figlio del medesimo capomafia, dipendente regionale, secondo i dati estratti dalla Commissione, è risultato presente negli elenchi della Serenissima Gran Loggia d’Italia, con il risultato oggettivo che una delle famiglie più potenti della ‘ ndrangheta calabrese, ha goduto di un proprio presidio, tramite familiari incensurati, in due diverse organizzazioni massoniche».
Continua la Relazione: «nel luglio 2013, un massone della “Rocco Verduci”, avvocato e magistrato onorario presso un ufficio giudiziario calabrese, denunciava al vertice calabrese del GOI il fatto che alla loggia appartenessero soggetti vicini alla malavita organizzata o comunque aventi stretti rapporti di parentela con esponenti della ‘ndrangheta e che questa situazione andava via via ad essere insostenibile tenuto anche conto che nell’ultima tornata di iniziazione di sei nuovi “profani” erano stati presentati tre candidati (cd. bussanti) dal profilo a dir poco problematico: uno, infatti, era indicato come affiliato alla ‘ndrangheta, l’altro noto per essere il figlio di un soggetto arrestato per mafia nell’operazione “Saggezza” e, infine, il terzo era anche lui figlio di uno ‘ndranghetista arrestato per associazione mafiosa». A tutto ciò seguì una “ispezione massonica” e il 20 settembre 2013 il gran maestro Raffi emetteva il provvedimento cautelare di sospensione della loggia motivandolo anche per «un possibile inquinamento, addirittura di carattere malavitoso, riconducibile all’ambiente circostante, che ingenera inquietudine e disarmonia anche tra i fratelli della Circoscrizione».
Il 20 giugno 2014, però, il gran maestro del GOI Stefano Bisi «revocava la sospensione della loggia sostenendo che “allo stato sono venute meno le ragioni che consigliarono l’adozione del provvedimento cautelare”. Tuttavia, la gravità di quella situazione, lo costringeva più tardi, in data 21 novembre 2014, a sciogliere loggia, senza però esplicitarne in modo chiaro le ragioni ed anzi, concedendo la possibilità a molti di quegli stessi fratelli “malavitosi” iscritti alla “Rocco Verduci” di chiedere l’affiliazione ad altra loggia della stessa circoscrizione».
Stefano Bisi, audito dalla Commissione, aveva risposto alle domande affermando che «quando ci sono logge, non in cui ci sono infiltrazioni della malavita organizzata, ma che non si comportano ritualmente – non tengono l’anagrafe degli iscritti, non tengono i verbali come dovrebbero essere – si abbattono le colonne, come è stato fatto nel caso di tre logge, una a Locri, una a Brancaleone e l’altra a Gerace». Logge sciolte perché non c’era la ritualità necessaria, insomma. Nessun rapporto con la ‘ndrangheta.
Sempre per quanto riguarda la “Rocco Verduci” di Gerace ci sono da segnare due fatti che la Relazione sottolinea in più passaggi.
Il primo: «nel contesto dell’ispezione disposta dal gran maestro Raffi sulla “Rocco Verduci”, infatti, era emerso, come accertato dalla documentazione in sequestro, che un magistrato onorario, appartenente alla predetta loggia, aveva chiaramente denunciato, ma soltanto in ambito massonico, una prima vicenda, risalente al dicembre 2010, riguardante le pressioni da egli subite ad opera di due suoi confratelli affinché si adoperasse per intervenire sul giudice monocratico del Tribunale di Locri al fine di ottenere, in favore dei figli di uno dei due, sottoposti a un procedimento penale per ricettazione, la derubricazione del reato. Vale la pena aggiungere che il massone che sollecitava l’intervento del magistrato onorario in favore dei propri figli indagati, era un medico della ASL di Locri, poi sciolta per mafia, nonché figlio di un noto boss ‘ndranghetista, mentre il massone che lo accompagnava, per sostenerne la richiesta, era un soggetto che, all’epoca di fatti, svolgeva un ruolo direttivo nell’ambito della “Rocco Verduci”».
Il secondo: «più tardi si verificava un similare episodio, ancor più significativo. Dai documenti ispettivi risulta infatti che, intorno al mese di aprile 2012, il predetto magistrato onorario fu ulteriormente sollecitato, da un altro dei suoi fratelli di loggia, affinché intervenisse ancora, riservatamente, presso i magistrati della Procura distrettuale antimafia di Reggio Calabria al fine di perorare la causa di un terzo massone, già consigliere della Regione Calabria, avendo questi saputo che, in quel momento, nell’ambito di una indagine antimafia, naturalmente coperta dal più rigoroso segreto, si stava vagliando la sua posizione».

I CINQUE MARTIRI DI LOCRI
«Da una verifica di polizia eseguita dalla Direzione Investigativa Antimafia sugli aderenti alla predetta loggia, per un totale di 75 soggetti, sono emersi 18 massoni con elementi indicativi di una loro appartenenza, riconducibilità o contiguità alla ‘ndrangheta. In particolare, cinque di questi sono gravati da significativi precedenti di polizia. Ben tre di essi hanno precedenti specifici per associazione mafiosa, uno per estorsione e un terzo, dipendente pubblico, è stato sottoposto agli arresti domiciliari nel 2007 per associazione per delinquere e corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio. Altri 13 appartenenti alla loggia sono risultati in rapporti di frequentazione con soggetti aventi pregiudizi per associazione di tipo mafioso e, in taluni casi, anche per riciclaggio ed estorsione».
La Loggia di Locri è stata cancellata il 21 novembre 2014 ma non è stato possibile conoscere i motivi che hanno portato a questo scioglimento visto che non c’è traccia del decreto di abbattimento.

LA “VINCENZO DE ANGELIS” DI BRANCALEONE
Nella Loggia di Brancaleone «sono stati censiti 21 iscritti, quasi la metà di essi dipendenti pubblici (10), di cui sei dipendenti dell’Azienda sanitaria provinciale di Reggio Calabria e altri due appartenenti ai ministeri della giustizia e della difesa» e «sul conto di due aderenti alla loggia, entrambi dipendenti pubblici, risultano, in un caso, gravami per omicidio volontario, reati contro la pubblica amministrazione e truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche e, nell’altro, per associazione per delinquere, truffa e reati contro la pubblica amministrazione».
La Loggia è stata cancellata il 26 febbraio 2016.

Fin qui le logge del Grande Oriente d’Italia, ma «il grado di pervasività della ‘ndrangheta della Locride in contesti massonici non sembra limitarsi, tuttavia, alle sole logge del Grande Oriente d’Italia. Dalle analisi a campione effettuate sulle logge abbattute in Calabria, emergono profili di criticità anche per la loggia, poi abbattuta, denominata “Mario Placido” di Roccella Jonica affiliata alla Serenissima Gran Loggia d’Italia. Almeno sette dei suoi appartenenti sono, infatti, risultati collegati con esponenti della ‘ndrangheta calabrese ed un altro annovera pregiudizi per corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio».

L’indagine della Commissione non si è limitata all’analisi delle infiltrazioni mafiose nelle logge massoniche. Anche il commissariamento della ASL n.9 di Locri è finito sotto i riflettori della Commissione di Palazzo San Macuto.
«Fra i soggetti a vario titolo menzionati nella relazione della commissione di accesso (condotta dal prefetto Basilone) e nell’ordinanza di custodia cautelare del Tribunale di Reggio Calabria, figurano 306 nominativi. Di questi, 17 risultano censiti in logge massoniche. Tra essi, 12 soggetti figurano negli elenchi sequestrati dalla Commissione il 1° marzo 2017; 4 figurano solo negli elenchi sequestrati dalla Procura della Repubblica di Palmi nel 1993-94 (uno nel frattempo è deceduto); mentre un altro è presente in entrambi gli elenchi».
Personaggi di un certo rilievo che ricoprivano ruoli apicali all’interno dell’ASL di Locri.
«Oltre ai direttori amministrativi, dirigenti, medici, responsabili dei vari settori e dipendenti di uffici pubblici, sono risultati iscritti alla massoneria anche alcuni soci e alcuni componenti degli organi di controllo di quattro società accreditate dall’ente sanitario commissariato, peraltro proprio quelle società a cui erano state riconosciute complessivamente prestazioni di servizi per importi superiori alla soglia comunitaria, senza che fosse stata mai acquisita la prescritta documentazione antimafia».

‘Ndrangheta e massoneria. Medici, ex consiglieri regionali, dipendenti di uffici pubblici. E naturalmente ‘ndranghetisti.
Locride, terra di ombre.


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