Compriamo Melegatti. Buone feste


Chi non conosce l’azienda italiana Melegatti?
Sul sito web dell’azienda si legge: «14 Ottobre 1894, Domenico Melegatti riceve il Certificato di Privativa Industriale dal Ministero di Agricoltura, Industria e Commercio del Regno d’Italia per aver inventato il nome, la forma e la ricetta del Pandoro»Domenico Melegatti fu colui il quale, 123 anni fa, brevettò il pandoro. Da piccolo laboratorio in centro a Verona è diventata col passare dei decenni una grande fabbrica italiana.
Chi non ha mai assaggiato un pandoro, il tipico dolce natilizio a forma di tronco di cono con sezione a stella ad otto punte?

L’azienda, fino a poco tempo fa, aveva soltanto uno stabilimento, quello di San Giovanni Lupatoto, un comune vicino Verona.
Dopo l’ingente investimento che ha consentito l’apertura del secondo stabilimento (quello di San Martino Buon Albergo, sempre vicino Verona), che ha permesso all’azienda italiana di produrre prodotti dolciari vendibili tutto l’anno (prodotti continuativi), l’azienda entra in crisi.
In un articolo del 7 ottobre 2017 de IlPost si legge che «la situazione di Melegatti si è aggravata in particolare nell’ultimo anno, in seguito all’investimento milionario per la costruzione di un nuovo stabilimento. La società produce storicamente a San Giovanni Lupatoto, in provincia di Verona, dove lavorano 70 dipendenti e 200 lavoratori stagionali che si occupano soprattutto dei pandori in periodo natalizio, il momento in cui la società fa circa il 70 per cento del suo fatturato annuale. In uno degli ultimi piani industriali, i manager della società hanno deciso di aumentare i ricavi dalle vendite non ricorrenti e per questo a febbraio hanno aperto un secondo stabilimento a San Martino Buon Albergo, sempre vicino Verona, dove produrre brioche da vendere tutto l’anno».
Per qualcuno le difficoltà erano iniziate già qualche anno fa: «le cose hanno preso una brutta piega dal 2005», ha raccontato un’altra dipendente. Quell’anno morì il presidente Salvatore Ronca e iniziò una battaglia durata tre anni tra le due principali famiglie che detenevano quote della società, i Ronca e i Turco. Una parte era favorevole a cederla, mentre l’altra voleva continuare le attività. Alla fine nel 2008 divenne presidente la vedova di Ronca, Emanuela Perazzoli, che insieme alla sorella Giogliola Ronca raccolse il 68 per cento delle quote dell’azienda. Gli anni di scontri però avevano portato a una perdita secca di bilancio che la nuova gestione cercò di ripianare. Anche se le cose migliorarono negli anni successivi, la società non è mai riuscita a ripartire del tutto, stretta tra un costo delle materie prime che continuava ad alzarsi e i prezzi pagati dai distributori sempre più bassi. L’unica speranza ora sembra essere l’arrivo di un grande socio, in grado di acquistare l’intera azienda e rivitalizzarne il marchio».

Dopo le ferie la fabbrica si ferma. I primi di settembre la fabbrica chiude e i lavoratori perdono il posto di lavoro. Cassa Integrazione.
A questo punto succede qualcosa di fantastico: i lavoratori riuniti in assemblea pensano come poter proseguire l’attività. Con la fabbrica chiusa era necessario che il lievito madre non morisse. Organizzano un presidio davanti la fabbrica e i maestri pasticceri, a turno e con l’accordo di tutti i lavoratori, tutti i giorni da agosto fino a novembre, mantengono in vita il lievito madre, ingrediente indispensabile.
Dicono i lavoratori che il presidio – «un presidio di resistenza» l’ha definito Laura Tarantino, impiegata della Melegatti – è stato un momento di incontro tra dirigenti, impiegati e operai in cui si sono condivise le difficoltà e sono nati rapporti che solo in questi momenti di difficoltà possono nascere.
Vivo era il lievito madre, viva era la speranza dei lavoratori.

Il 20 novembre qualcuno decide di premiare quei lavoratori che non hanno mai mollato e da un fondo di investimento maltese («Abalone») arrivano i soldi, 6 milioni. Fondo che consentirà ai lavoratori di percepire gli stipendi non percepiti e all’azienda di produrre 1,75 milioni di pandori e panettoni per le feste natalizie.
E puntualmente, anche grazie alla campagna social lanciata dai dipendenti della Melegatti, l’azienda ha venduto un milione e mezzo di pandori. Vicenda molto simile a quella del pastificio Rummo colpito da una crisi dopo l’alluvione dell’ottobre 2015 che distrusse lo stabilimento di Benevento. Anche lì i social (con l’hashtag #saverummo) fecero sentire il loro peso.

Ma è di oggi la notizia che la settimana prossima potrebbe riprendere la Cassa Integrazione per alcuni dipendenti perché l’azienda ha deciso di fermare la produzione.

Nell’attesa di sapere come andrà a finire questa storia, compriamo Melegatti.

Buone feste!


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