Sempre meno


Qualche giorno fa, il 28 novembre, l’Istituto Nazionale di Statistica ha pubblicato il Report sulla natalità e fecondità della popolazione residente riferito all’anno 2016.

Il Report dell’Istat attraverso alcuni indicatori demografici – natalità, fecondità e nuzialità – ci dimostra come il trend negativo, che vede l’Italia, anno dopo anno, sempre più «demograficamente piccola», è stato rispettato anche nell’anno 2016.

«Nel 2016 sono stati iscritti in anagrafe per nascita 473.438 bambini, oltre 12 mila in meno rispetto al 2015. Nel complesso, dal 2008 i nati sono diminuiti di oltre 100 mila unità. Il calo è attribuibile principalmente alle nascite da coppie di genitori entrambi italiani che scendono a 373.075 nel 2016 (oltre 107 mila in meno negli ultimi otto anni)».

fonte Istat

Ben 100 mila bambini in meno in 8 anni. Numeri tragici.
«Questa riduzione è in parte dovuta agli effetti “strutturali” indotti dalle significative modificazione della popolazione femminile in età feconda, convenzionalmente fissata tra 15 e 49 anni».
Le donne italiane in età feconda sono sempre meno numerose e questo è dovuto a due fattori: da una parte le donne nate tra la seconda metà degli anni Sessanta e la prima metà dei Settanta stanno uscendo dalla fase produttiva (+ di 49 anni), dall’altra le generazioni più giovani sono sempre meno numericamente consistenti.

Di segno opposto è l’indicatore che registra l’aumento o la diminuzione dei matrimoni.
«Dal 2015 i matrimoni hanno ripreso ad aumentare (+4.612 rispetto all’anno precedente) e la tendenza si è accentuata nel 2016 (oltre 200 mila celebrazioni, +9 mila dal 2015)».

Diminuiscono le nascite, aumentano i matrimoni.
Il legame, ancora molto forte nel nostro Paese, tra nuzialità e natalità fa ben sperare per l’immediato futuro: «Nel 2016 il 70% delle nascite avviene all’interno del matrimonio e tra queste oltre il 50% dei primogeniti nasce entro i tre anni dalla celebrazione delle prime nozze. Ci si può quindi attendere nel breve periodo un ridimensionamento del calo delle nascite dovuto al recupero dei matrimoni».

I matrimoni aumentano ma aumenta anche l’età media degli sposi al primo matrimonio: gli sposi hanno in media 35 anni mentre le spose 32.
Perché? «La prolungata permanenza dei giovani nella famiglia di origine è dovuta a molteplici fattori, tra cui: l’aumento diffuso della scolarizzazione e l’allungamento dei tempi formativi, le difficoltà che incontrano i giovani nell’ingresso nel mondo del lavoro e la diffusa instabilità del lavoro stesso, le difficoltà di accesso al mercato delle abitazioni. L’effetto di questi fattori è stato amplificato negli ultimi anni dalla congiuntura economica sfavorevole che ha spinto sempre più giovani a ritardare rispetto alle generazioni precedenti, le tappe della transizione verso la vita adulta, tra cui quella della formazione di una famiglia». Insomma, le condizioni economiche precarie non incoraggiano i giovani a recidere il cordone ombelicale che li lega alla famiglia d’origine.

A colmare il «vuoto di nascite» erano, fino a qualche anno fa, le donne straniere residenti. L’invecchiamento, però, coinvolge anche loro e se affianchiamo questo dato al fatto che si registra una minor propensione a fare figli dovuta alla maggiore occupazione delle donne straniere, è facile intuire come «il contributo delle cittadine straniere alla natalità della popolazione residente si va lentamente riducendo».

Sul versante della fecondità (propensione alla riproduzione di una popolazione) i dati sono ancora più preoccupanti.
Nel 2016 le residenti in Italia hanno avuto in media 1,34 figli per donna. Per le italiane l’indicatore è di 1,26 figli per donna, mentre ammonta a 1,97 per le donne straniere.
«L’analisi nel tempo e sul territorio conferma l’avvicinamento dei livelli di fecondità tra le ripartizioni, in particolare tra il Centro (1,31 figli per donna) e il Mezzogiorno (1,29 circa nel 2016). L’indicatore di fecondità è più elevato per le residenti nelle Province Autonome di Bolzano e Trento (rispettivamente 1,76 e 1,52 figli per donna), seguite dalla Lombardia (1,42)».

fonte Istat

L’ultima parte del Rapporto si concentra sulla distribuzione dei nomi maschili e femminili più frequenti nell’anno 2016.
«A livello nazionale si conferma il primato del nome Francesco che si è rafforzato tra il 2013 e il 2014 in seguito, verosimilmente, alla elezione del Sommo Pontefice. Il secondo nome più frequente è Alessandro, seguito da Leonardo. Sofia, Aurora e Giulia si confermano i nomi più diffusi tra le bambine, con frequenze che distanziano decisamente tutti gli altri nomi femminili».

fonte Istat

Il Report sulla natalità e sulla fecondità riferito al 2016 pubblicato dall’Istat – che attraverso gli indicatori di natalità, fecondità e nuzialità ci consegna l’immagine del cambiamento in atto nella popolazione residente in Italia – ci dimostra, se mai ce ne fosse ancora bisogno, perché concentrare le risorse a favore di una chiara politica demografica sia necessario e urgente.

Una politica demografica seria che guardi al lungo periodo. E non, costantemente e in modo ossessionato, soltanto alle prossime elezioni.

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