Alessandro Di Battista non si ricandida. Ma noi, scettici, non siamo abituati…

immagine pagina Facebook

Ieri pomeriggio il deputato del Movimento 5 Stelle, Alessandro Di Battista, ha comunicato, tramite un video postato sulla sua pagina Facebook, la volontà di non ricandidarsi alle prossime elezioni politiche che molto probabilmente si terranno nella primavera del 2018. «Si può fare politica anche fuori dal Palazzo».

Alessandro Di Battista è ed è stato durante i 5 anni di questa legislatura, insieme al candidato premier e vice presidente della Camera Luigi Di Maio, il deputato più in vista del Movimento fondato da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio.
Lui il più presente nelle piazze, lui il più presente nei salotti televisivi, lui probabilmente il più amato dalla base grillina. Lui il più simile, nei modi e nel linguaggio, all’ispiratore del partito e showman Beppe Grillo. Insomma, in questi 5 anni, da semi-sconosciuto o sconosciuto che era, è riuscito a costruirsi un personaggio e ritagliarsi un ruolo di non poca rilevanza all’interno del panorama politico che gli avrebbe permesso – io credo – di essere eletto per la seconda volta e senza alcuna preoccupazione nella prossima tornata elettorale.

La decisione del pentastellato ha spiazzato tutti. C’è chi, tra i cronisti esperti di Movimento 5 Stelle, ipotizza che la decisione sia stata presa individualmente e che non sia stata una scelta concordata né con i colleghi parlamentari, né con l’amico-capo politico del Movimento 5 Stelle Luigi Di Maio, né tantomeno con il fondatore del Movimento Beppe Grillo.
Le prove sarebbero due.
La prima: sul blog di Beppe Grillo non è ancora apparso nessun commento sulla decisione di Di Battista. La seconda: il post su Facebook di Luigi Di Maio, con il quale il vice presidente della Camera saluta l’amico Alessandro, sarebbe abbastanza “freddo”.

Comunque sia, tralasciando i commenti degli addetti ai lavori, ciò che mi ha stupito è la totale e chiara diffidenza che traspare dai commenti che ho sentito e letto nelle ultime 24 ore.
Di Battista starebbe mollando perché troppo sicuro del ruolo da comparsa che il Movimento 5 Stelle dovrà interpretare nella prossima legislatura. Oppure Di Battista starebbe mollando perché sicuro di un’altra poltrona. Oppure Di Battista starebbe mollando perché fa parte di un disegno strategico comunicativo chiaro. Oppure Di Battista starebbe mollando perché è furbo…

Io non lo so perché l’onorevole più famoso del primo partito politico italiano, con una rielezione in tasca, abbia deciso di non ricandidarsi. Mi fido delle sue parole. Dice che vuole godersi la famiglia, il figlio nato da poche settimane, i viaggi, la scrittura. Forse è per questo, forse no.

Magari, invece, il tempo darà ragione agli esperti del campo che credono che in quel mondo lì, in quell’arena, nulla è spontaneo e recitare è obbligatorio. Che tutto si faccia per un tornaconto e per fregare il nemico. Che non esistono valori superiori, che vince sempre il più freddo.

Non riuscire ad accettare che qualcuno esca di scena semplicemente perché vuole uscire di scena è, però, molto triste.
Ma abituati come siamo a vedere uomini che giurano di lasciare (o che dovrebbero farlo) e poi non lo fanno, non riuscire ad accettare che qualcuno esca di scena semplicemente perché vuole uscire di scena è, purtroppo, normale.


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