A Locri non è successo niente

Nelle piazze e nei bar Locri ha avuto voglia di discutere, commentare, parlare e sparlare di quanto accaduto il 4 luglio 2017 quando l’ennesima operazione della Direzione Distrettuale Antimafia ha dato il buongiorno ai cittadini della Locride e anche e soprattutto alla città capofila, Locri.
In manette, quella mattina, son finite 116 persone tra cui esponenti di spicco delle famiglie di ‘ndrangheta di Locri. Nella maxi inchiesta dei magistrati reggini, che registra ben 291 indagati, spunta anche il nome di un ex consigliere comunale di minoranza di Locri, l’avv. Pino Mammoliti, indagato. Ma il polverone mediatico che si è alzato praticamente subito, pochi istanti dopo la conferenza stampa degli inquirenti che hanno condotto le indagini, ha travolto anche l’attuale Amministrazione che guida la città di Locri. Il sindaco Giovanni Calabrese innanzitutto, eletto anche grazie ai voti dei clan secondo il risultato del sondaggio condotto da Antonio Cataldo cl.64 tra gli uomini che lui ritiene ben informati. Ma non solo. Anche altri uomini e altre donne del gruppo dirigente locrese finiscono indirettamente nelle carte di Mandamento Ionico.

Potrebbero essere chiacchiere da bar, anzi da pergolato di preghiera, quelle che Antonio Cataldo cl.64 scambia anche con alcuni parenti stretti di signori e signore che siedono in Consiglio Comunale e che addirittura permetteranno agli stessi dialoganti di anticipare accuratamente il numero di preferenze che ciascun consigliere riuscirà a portare a casa alle elezioni amministrative del 2013. Non saranno di certo gli articoli dei giornali o di questo blog a deciderlo né il chiacchiericcio dei bar e delle piazze della Città. Parleranno, eventualmente, le sentenze.
La presunzione di non colpevolezza vale per tutti gli indagati e gli arrestati, figuriamoci per chi in quelle carte ci è finito solo indirettamente non risultando nemmeno indagato.

Fin qui il lato politico dell’inchiesta. Ma se la si guarda da un’altra visuale, l’inchiesta della DDA reggina ci consegna uno spaccato preoccupante e deprimente dell’attuale società locrese che ci sbatte in faccia una triste realtà: i rapporti di forza son sempre quelli e le famiglie di ‘ndrangheta controllano il battito della Città e comandano almeno quanto in passato. Estorsioni a imprese ed esercizi commerciali, infiltrazioni mafiose negli appalti pubblici (tra cui quello dell’Ostello della Gioventù, oggi gestito dalla cooperativa GOEL) e le vecchie mazzette che si trasformano in società di fatto. E addirittura una lettera con la quale un quindicenne si mette a disposizione della ‘ndrangheta. Quella lettera, emblema del fascino che le mafie esercitano sui giovanissimi, condanna una società incapace di spiegare ai ragazzi che gli esempi da seguire sono altri e che a fare il mafioso si finisce in carcere o sottoterra, morto o latitante.

Davanti a tutto ciò la società locrese, ma non solo, e chi questa società rappresenta all’interno degli organi democraticamente eletti avrebbero dovuto reagire o quantomeno interrogarsi, pubblicamente, di come sia possibile che tutto ciò avvenga nel silenzio, o meglio indifferenza, di tutti.
Come? Non mi aspettavo una rivoluzione né una manifestazione di piazza stile ventuno marzo. Mi aspettavo almeno un commento, una nota, una dichiarazione pubblica, una presa di posizione netta da chi da questa inchiesta è stato tirato in ballo. Un chiarimento, secondo me, la Città e il comprensorio lo meritano. E tutto ciò prescinde dal risultato delle indagini, dal processo e dalle eventuali sentenze definitive.

Invece il silenzio.
Il sindaco si è espresso la sera stessa dell’operazione, con il suo solito stile, tramite il suo profilo Facebook. Un attacco ai manipolatori di notizie.

Il Consiglio Comunale di oggi, il primo dopo il 4 luglio, praticamente deserto. Alla ormai solita assenza del consigliere Alfonso Passafaro si è aggiunta quella dell’intero gruppo consiliare di minoranza. E il Consiglio, durato appena dieci minuti, prima della velocissima approvazione dei punti all’ordine del giorno, ha soltanto mandato in onda l’ennesima puntata della telenovela Cavo vs Calabrese, che ormai appassiona soltanto i protagonisti.
E la commissione consiliare Legalità? Quella che – a detta del sindaco Calabrese – avrebbe dovuto coinvolgere i giovani e avrebbe dovuto far capire che per chi delinque non esiste alcun futuro? Latitante. Wanted da aprile del 2015.

Insomma, Locri si è svegliata il 4 luglio un po’ scossa e agitata perché impaziente di conoscere i dettagli per poter poi parlare e sparlare nei bar. Col passare del tempo anche il volume del chiacchiericcio si è abbassato e la Città ha assorbito anche questa. Aspetta impaziente la prossima operazione per poter, di nuovo, riscendere in piazza per parlare e sparlare. Mai per chiedere spiegazioni, chiarimenti, mai per capire.
Dopo quasi un mese possiamo dirlo: a Locri non è successo niente. Per ora.


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