Le idee non si processano

Ha ragione Matteo Salvini quando, in riferimento alla proposta di legge a prima firma Emanuele Fiano, dice che le idee non si processano. Ha ragione il Movimento 5 Stelle quando, forse con il termine sbagliato, etichetta la proposta di legge come atto liberticida.

La proposta di legge è stata presentata alla Camera il 2 ottobre 2015, l’esame in Commissione è iniziato il 21 aprile 2016 e si è concluso il 6 luglio 2017 e oggi, 9 luglio, è arrivata in Aula. E arriva proprio quando sulle prime pagine di tutti i quotidiani nazionali la fa da padrona la notizia sul lido Chioggia. Tempismo perfetto!
La proposta del deputato del Partito Democratico punta a inserire un nuovo articolo nel Codice Penale, il 293-bis:
«ART. 293-bis. – (Propaganda del regime fascista e nazifascista). – Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque propaganda le immagini o i contenuti propri del partito fascista o del partito nazionalsocialista tedesco, ovvero delle relative ideologie, anche solo attraverso la produzione, distribuzione, diffusione o vendita di beni raffiguranti persone, immagini o simboli a essi chiaramente riferiti, ovvero ne richiama pubblicamente la simbologia o la gestualità è punito con la reclusione da sei mesi a due anni. La pena di cui al primo comma è aumentata di un terzo se il fatto è commesso attraverso strumenti telematici o informatici».

Dalla quattordicesima edizione di Diritto Costituzionale di Roberto Bin e Giovanni Pitruzzella:«La libertà di manifestazione del pensiero consiste nella libertà di esprimere le proprie idee e divulgarle ad un numero indeterminato di destinatari. Siccome la circolazione delle idee è il presupposto della democrazia, la libertà di manifestazione del pensiero (detta anche libertà di espressione) è da sempre considerata, dalla stessa giurisprudenza costituzionale, la “pietra angolare” del sistema democratico. Tuttavia ciò non significa che rientri nella libertà di espressione solo il pensiero “politico”. Nessuna selezione può essere compiuta tra le idee quanto a scopi, contenuti, circostanze, ecc.: tutte possono essere espresse liberamente trovando nell’art. 21 Cost. la loro garanzia».
Anche la libertà di manifestazione del pensiero, come tutte le libertà, incontra dei limiti (art. 21 ult. comma).
Sempre dal Bin-Pitruzzella:«L’unico limite che l’art. 21 Cost. pone alla libertà di espressione è il buon costume che viene inteso come il “pudore sessuale“».
Nonostante ciò, nella legge penale ci sono varie fattispecie di reato che si realizzano attraverso forme di espressione del pensiero, punendo quindi ciò che l’art. 21 Cost. invece tutela. Sono i cosiddetti reati di opinione.
La Consulta si è espressa più volte sui reati di opinione e l’ha fatto seguendo due direttrici: il rapporto tra pensiero e offesa (es. diffamazione, non è questo il caso) e il rapporto tra pensiero e azione. Secondo quest’ultima direttrice la Corte ha ritenuto punibile l’espressione del pensiero quando essa sia idonea a determinare direttamente l’azione pericolosa per la sicurezza pubblica ha rimesso al giudice la valutazione in concreto dell’idoneità dell’espressione del pensiero a generare azioni pericolose.

Quello che si sta cercando di introdurre non è altro che un altro reato di opinione. C’è da dire che sono già in vigore delle leggi in materia, la n. 645 del 1952 (legge Scelba) e la n. 205 del 1993 (legge Mancino). Ma la proposta Fiano ha l’obiettivo di andare a colpire quelle fattispecie che sfuggono alle maglie della legge Scelba e della legge Mancino, per esempio alcuni gesti (il saluto romano) o, come si legge nella relazione presentata dal relatore di maggioranza, la complessa attività commerciale che ruota intorno alla vendita e al commercio di gadget o, ad esempio, a bottiglie di vino riproducenti immagini, simboli o slogan esplicitamente rievocativi dell’ideologia del regime fascista o nazifascista.

Ora, che la proposta di Emanuele Fiano sarà strumentalizzata per scopi elettorali è facilmente prevedibile, aprite un qualsiasi quotidiano domani mattina. E chissà che non era proprio questo l’obiettivo principale.
Ma è conforme a Costituzione?
La produzione, distribuzione, diffusione o vendita di beni raffiguranti persone, immagini o simboli riferiti al partito fascista e a quello nazionalsocialista tedesco sono azioni idonee a determinare direttamente l’azione pericolosa per la sicurezza pubblica? Un accendino con il volto del Duce, un calendario con l’iconografia fascista, sono elementi idonei a determinare l’azione pericolosa per la sicurezza pubblica? Io dico di no. Semplice folklore.

E poi. Dove sono i radical chic che si stracciavano le vesti in difesa di Erri De Luca quando fu imputato e poi assolto per aver detto che la linea ad Alta Velocità in Val di Susa va sabotata.
La libertà di manifestazione del pensiero o vale sempre o non vale mai. O vale solo quando il pensiero dell’altro è conforme al nostro?
Viva la libertà di espressione. Sempre, ma proprio sempre. Non solo quando vi fa comodo.
È questa una delle differenze tra una democrazia moderna e quel regime totalitario che dite di odiare.


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