‘Ndrangheta: cosa dice la Relazione Annuale della DNA


E’ stata presentata e pubblicata la Relazione annuale sulle attività svolte dal Procuratore nazionale e dalla Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo.

Le 968 pagine, che mettono nero su bianco lo stato di salute delle organizzazioni criminali italiane ed estere nel periodo di riferimento che va dal 1° luglio 2015 al 30 giugno 2016, disegnano un quadro preoccupante soprattutto per quanto riguarda la ‘ndrangheta, «presente in tutti i settori nevralgici della politica, dell’amministrazione pubblica e dell’economia».

Una ‘ndrangheta presente in tutti e cinque i continenti – «indagini le cui risultanze confermano la diffusa presenza della ‘ndrangheta in quasi tutte le regioni italiane nonché in vari Stati, non solo europei, ma anche in America – Stati Uniti e Canada – ed in Australia» – ma che comunque non recide il cordone ombelicale che lega i locali collocati all’estero con la madrepatria, la Calabria. «Può ritenersi consolidato il dato relativa alla capacità, da tempo dimostrata, della ‘ndrangheta, di agire in diversi Stati, non solo europei, attraverso cellule riproducenti in modo fedele lo schema organizzativo ed il modus operandi dei sodalizi d’origine, mantenendo con essi un rapporto strettissimo, tanto che le decisioni in qualsiasi modo eccedenti quella che potrebbe definirsi “l’ordinaria amministrazione”, vengono assunte dai vertici delle cosche madri calabresi».

Un anno, quello si è chiuso a giugno 2016, che ha messo a nudo, per la prima volta con una certa organicità e sistematicità, quel settore per troppo tempo rimasto nascosto, anzi invisibile, nonostante qualche indagine negli anni Novanta e Duemila avesse già anticipato qualcosa non arrivando mai, comunque, a questi livelli: la masso ndrangheta, la ‘ndrangheta che si è fatta massoneria o la massoneria deviata che si è fatta ‘ndrangheta. In una parola, la Santa, quella nata nel 1969 col summit di Montalto, quella che stringe rapporti con politica, massoneria e pubblica amministrazione da almeno 30 anni e che solo oggi le indagini ci fanno conoscere in modo analitico.
E’ l’inchiesta Mammasantissima, condotta dalla DDA di Reggio Calabria, quella che ha fatto emergere dal buio la cabina di regina reggina che, di fatto, governava sostituendosi agli organi democratici.
«All’interno di questa cabina di regia criminale è stato gestito il potere, quello vero, quello reale, quello che decide chi, in un certo contesto territoriale, diventerà Sindaco, consigliere o assessore comunale, consigliere o assessore regionale e addirittura parlamentare nazionale od europeo. Sono stati, invero, Paolo Romeo e Giorgio De Stefano a pianificare, fin nei minimi dettagli, l’ascesa politica di Alberto Sarra, consigliere regionale nel 2002 – subentrando a Giuseppe Scopelliti, fatto eleggere Sindaco di Reggio Calabria -assessore regionale nel 2004, prendendo il posto di Umberto Pirilli, a sua volta eletto al Parlamento Europeo grazie al massiccio appoggio di praticamente tutte le famiglie del mandamento di centro, da Villa San Giovanni a Bova Marina e, infine, sottosegretario regionale nel 2010, designato del predetto Scopelliti, nel frattempo divenuto Presidente della Regione Calabria».

Una ‘ndrangheta sì potente, che si siede da protagonista e decide ai tavoli che contano, nelle stanze dei bottoni, ma anche una ‘ndrangheta ricca, molto ricca. Appalti, usura, estorsioni, ma soprattutto droga.
E’ con il traffico di stupefacenti che la ‘ndrangheta riesce a procacciarsi il denaro che poi investirà nel Nord Italia, in Europa e in tutti gli altri continenti.
Settore del traffico di cocaina – dice la DDA – «in cui la ‘ndrangheta continua a mantenere una posizione di assoluta supremazia in tutta Europa».
Nel tempo si è costruita una credibilità e una affidabilità tali da essere in grado di contrattare personalmente e alla pari con i broker del Sud America. Molto spesso sono gli stessi affiliati che si trasferiscono in quei luoghi e curano gli affari direttamente da lì. «La presenza di fiduciari e broker delle cosche in quei territori rappresenta uno degli aspetti meglio documentati dalle indagini, soprattutto delle Direzioni Distrettuali di Reggio Calabria e Catanzaro, che hanno condotto, negli anni, anche all’arresto di latitanti di elevatissima caratura, da anni stabilmente residenti in Centro e Sud America come Pannunzi Roberto e Trimboli Domenico, in Colombia nel 2013, Pignatelli Nicola nel 2014 a Santo Domingo e Bifulco Pasquale nel 2014 in Perù».

Una ‘ndrangheta presente in modo capillare in tutta la penisola. Dove è stato necessario si è imposta con la violenza, altrove non solo questa non è stata necessaria, ma la ‘ndrangheta è stata cercata e per certi versi accolta a braccia aperte. «Va evidenziato come, in diverse indagini, soprattutto delle Procure di Milano e di Torino, sia stato accertato come, nell’attuale situazione economica caratterizzata dalla scarsità di lavori pubblici, dalla contrazione del credito bancario e dal contenimento dei costi, l’imprenditoria abbia ricercato contatti con la ‘ndrangheta allo scopo di fare affari con la stessa e di ricavarne (momentanei) vantaggi, rappresentati dall’acquisizione di capitali ingenti, dalla possibilità di disporre di un efficace “veicolo” per il recupero crediti anche di ingente valore, e dal drastico “contenimento” della concorrenza».

DISTRETTO DI REGGIO CALABRIA
Il Documento della DNA, inoltre, passa in rassegna l’attività svolta dalla DDA nei vari distretti. La Relazione per quanto riguarda il Distretto di Reggio Calabria è a cura del cons. Salvatore Dolce.

Un procuratore, 3 aggiunti e 26 sostituti procuratori: questo l’organico complessivo dell’ufficio. Un organico – afferma la Relazione – «palesemente inadeguato rispetto alle esigenze del territorio, ove operano, all’interno dei tre mandamenti, ionico, tirrenico e Reggio città, una pluralità di locali e ndrine, tutte riconducibili al “crimine”».
Ciononostante le attività di contrasto alle ndrine della Procura della Repubblica di Reggio Calabria hanno avuto i loro effetti, anche sul piano sociale e culturale.
«Hanno proseguito a risvegliare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni, in alcuni territori determinando denunce, segno della percezione di una presenza dello Stato come entità vicina al cittadino: alcune persone offese per delitti di estorsione si presentano direttamente presso la Procura della Repubblica o, anche, vengono qui accompagnate per avere il contatto diretto con il Procuratore della Repubblica ed i Magistrati della DDA» e «hanno messo in crisi un modello culturale fondato sulle regole dell’ordine, della sottomissione e della subalternità della donna ed il loro ruolo tradizionale di trasmissione di quei disvalori, favorendo coraggiose scelte collaborative di donne di ‘ndrangheta, di cui Pesce Giuseppina costituisce l’esempio più eclatante».

Un bilancio positivo anche in riferimento all’attività di aggressione ai patrimoni di origine criminosa. «Sono state avanzate complessivamente dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria n.110 (nell’anno precedente: 65) proposte di misure di prevenzione, delle quali 73 a carattere patrimoniale (nell’anno precedente: 41), e sono stati ottenuti 57 (50 nell’anno precedente) decreti di sequestro e 27 (nell’anno precedente: 23) provvedimenti di confisca».

La Relazione del cons. Salvatore Dolce, che si conclude con l’analisi degli aspetti di maggiore rilievo dell’attività della DDA di Reggio Calabria, non può non porre una particolare attenzione alla conclusione di uno dei più importanti processi alla ‘ndrangheta, il processo Crimine con la sentenza della Cassazione n. 39799/15 reg. gen emessa il 17 giugno 2016.
Una sentenza storica (ne ho scritto qui) segno, checché se ne dica, degli ottimi risultati raggiunti dai magistrati.

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