Caso Riina, cosa dice davvero la Cassazione

immagine: secoloditalia.it

Non è vero che la Cassazione ha detto che Totò Riina deve essere scarcerato date le sue gravi condizioni di salute.
La Cassazione, sinteticamente, ha detto che il Tribunale di Sorveglianza di Bologna (Totò Riina è detenuto a Parma) deve motivare meglio l’ordinanza del 20 maggio del 2016.

Sostanzialmente la sentenza 27766-17 della Corte di Cassazione ha annullato e rinviato ai giudici di Bologna l’istanza per questi motivi:
1. «la motivazione adottata dal provvedimento impugnato, sia in relazione al primo (incompatibilità della detenzione con le condizioni cliniche dell’istante) che al secondo profilo (il superamento dei limiti imposti dal rispetto dei principi costituzionali del senso d’umanità della pena e del diritto alla salute), è carente e, in alcuni tratti, contraddittoria»;
2. la Corte Suprema ritiene che dalla motivazione del provvedimento non emerge «in che modo si è giunti a ritenere compatibile con le molteplici funzioni della pena e con il senso di umanità che la nostra Costituzione e la convenzione EDU impongono nell’esecuzione della stessa, il mantenimento in carcere, di un soggetto ultraottantenne, affetto da» malattie gravi;
3. la Corte ravvisa «un’intrinseca contraddittorietà della motivazione, laddove, da un lato afferma la compatibilità dello stato di detenzione dell’istante con le sue condizioni di salute e dall’altro evidenzia espressamente le deficienze strutturali della Casa di reclusione di Parma»;
4. «il Tribunale
 (di Bologna) ha errato nel ritenere che le deficienze strutturali del luogo di restrizione non siano rilevanti ai fini del decidere sull’istanza del ricorrente avente ad oggetto proprio l’esecuzione della pena il luogo diverso, ed ha errato altresì, nel non rinviare la propria decisione all’esito di un accertamento volto a verificare, in concreto, se e quanto la mancanza di un letto che permetta ad un soggetto molto anziano e gravemente malato, non dotato di autonomia di movimento, di assumere una diversa posizione, incida sul superamento o meno di quel livello di dignità dell’esistenza che anche in carcere deve essere assicurato»;
5. «il provvedimento non chiarisce, con motivazione adeguata, come tale pericolosità possa e debba considerarsi attuale in considerazione della sopravvenuta precarietà delle condizioni di salute e del più generale stato di decadimento fisico dello stesso».

La Cassazione, quindi, non ha detto che il boss Totò Riina deve tornare a casa, ma ha evidenziato delle carenze nella motivazione dell’ordinanza del Tribunale di Sorveglianza di Bologna.
Quest’ultimo dovrà valutare in concreto lo stato di salute di Riina «con riferimento anche a particolari caratteristiche del luogo di detenzione», e, inoltre, dovrà spiegare meglio, basandosi su argomenti di fatto, come, nonostante le condizioni di salute, il boss corleonese possa compiere «azioni idonee in concreto ad integrare il pericolo di recidivanza».

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