Il Legislatore e il buio della notte


Quello
 che è successo ieri nell’Aula di Montecitorio è solo l’ennesima dimostrazione di come il Legislatore ha operato in questi anni in materia penale, e non solo. Niente di nuovo.
Questa volta è toccato alla legittima difesa, articoli 52 e 59 del Codice Penale. La proposta di legge è a prima firma di Davide Ermini, deputato del Partito Democratico. La proposta è stata approvata con 225 Sì, 166 No e 11 astenuti.
A favore hanno votato Pd, Ap, Civici e innovatori. Contrari M5S, Forza Italia, Lega Nord, Mdp, Sinistra Italiana-Possibile e Fratelli d’Italia. Astenuti Centro democratico e Psi.

Le principali novità introdotte (se lo stesso testo approvato ieri alla Camera verrà approvata anche al Senato) saranno tre:
– viene allargato il confine della legittima difesa: con la modifica dell’articolo 52 c.p. viene considerata legittima difesa la reazione a un’aggressione in casa, in negozio o in ufficio commessa di notte o all’introduzione con violenza, minaccia o inganno;
– il turbamento esclude la colpa: in altre parole la colpa è esclusa quando l’aggredito agisce in conseguenza di un grave turbamento psichico causato dall’aggressore;
– assistenza legale a carico dello Stato: in caso di non punibilità dovuta dalla difesa legittima tutte le spese processuali e i compensi degli avvocati saranno pagati dallo Stato.

Queste le novità che andranno a innovare la disciplina della legittima difesa. Disciplina che era già stata modificata dal Parlamento nel 2006 (Governo Berlusconi).
Già in quell’occasione il Legislatore aveva allargato le maglie della legittima difesa domiciliare. Nel 2006, infatti, vennero aggiunti due commi all’articolo 52 del Codice Penale che ebbero la funzione di dispensare il giudice dal verificare in concreto la proporzione tra offesa e difesa, essendo, questa, legislativamente presunta.
E già allora queste modifiche suscitarono clamore, così come oggi suscita clamore quest’altro tentativo di modifica della disciplina.

La norma in questione così come modificata, comunque, lascia non pochi dubbi. E ciò a causa, soprattutto, della disposizione tutt’altro che chiara. Ma questo non sorprende.
Non è la prima volta, infatti, che il Legislatore agisce in modo poco chiaro e consegna all’ordinamento dei veri e propri obbrobri giuridici e grammaticali.
Puntualmente, ciò succede quando decide di legiferare in materie così delicate, mosso (non da una chiara e razionale volontà, ma) dalle sue emozioni, o, ancora peggio, dalle presunte emozioni dell’elettorato.
Una legislazione d’emergenza, d’istinto.
Sempre più spesso si fa influenzare da movimenti mediatici che concentrano l’attenzione del pubblico sull’aumento spaventoso di questo o di quell’altro reato creando, di fatto, dei veri e propri allarmi sociali.
Il tutto mentre le statistiche, magari, evidenziando un calo dei reati in questione, smentiscono le apparenze.
Così è successo con lo stalking, così con il femminicidio, così con l’omicidio stradale. Così negli anni ’90 con la legislazione antiterrorismo e quella antimafia. E così si continua a fare.
I recenti di fatti cronaca, esaltati dai media con delle vere e proprie campagna mediatiche e dalle forze politiche interessate a cavalcare la paura, hanno prodotto presunte necessità urgenti di intervento. E così quella proposta di legge chiusa in un cassetto della Camera viene tirata fuori e subisce un’insolita accelerazione.

L’organo dello Stato che più di tutti gli altri dovrebbe essere lucido e brillante perché investito di un potere, quello legislativo, fondamentale per una democrazia parlamentare come la nostra, alla fine si riduce, ubriaco, a inseguire le emozioni e finisce col partorire provvedimenti tutt’altro che chiari e, soprattutto, inutili.

Un Legislatore con la vista annebbiata dalla fretta e dalla voglia di intercettare la paura (e i voti!) dell’elettorato, si muove male e legifera al buio.
Il buio della notte.


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