Il caso Del Grande e i social media

foto: Twitter @angealfa

Adesso che Gabriele Del Grande è stato liberato possiamo dirlo: la sua liberazione è anche, per una piccolissima parte, ma non poco importante, merito nostro e merito di quei social media tanto bistrattati negli ultimi tempi.
Sì, anche merito nostro.
Apparentemente potrebbe sembrare una sciocchezza, eppure non lo è.
Gli utenti digital, questa volta, hanno assunto il ruolo che in passato era della carta stampata e soprattutto della televisione.
Un gruppo di persone che nemmeno si conoscono, un gruppo di amici che si incontrano tutte le volte che c’è bisogno di sostenere un’unica grande causa a favore della libertà. In questo caso la libertà messa in pericolo era quella del giornalista arrestato il 9 aprile in Turchia mentre era lì per scrivere il suo libro sostenuto da 1342 editori dal basso.

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Il caso mediatico di Gabriele Del Grande inizia (e finisce) sui social network, Twitter in particolare.
Quando il primo tg dà la notizia dell’arresto del giovane blogger in Turchia su Twitter se ne discute già da un giorno e mezzo.
No, questa non è una novità, ma con il caso di Gabriele Del Grande questo fenomeno ha avuto, a mio avviso, la massima manifestazione.
E’ un social network, quindi, che ha anticipato tutti e questa volta (non è la prima e non sarà l’ultima) ha dato il via alla campagna mediatica che ha accesso i riflettori sull’arresto illegale del blogger italiano.
E’ sempre il social network che ha tenuto alta la tensione e l’attenzione sul caso mentre i telegiornali, passato il clamore iniziale, declassavano la notizia la quale finiva per essere data, nei migliori dei casi, come terza notizia.
Sui quotidiani, invece, dopo qualche giorno, il trafiletto con gli aggiornamenti traslocava dalle prime pagine alle pagine centrali, quasi nascosto.
Su Twitter,l’hashtag #iostoconGabriele, invece, viaggiava a gonfie vele e rimaneva in cima tra i top trend per, praticamente, tutto il periodo della detenzione illegale. Complici le organizzazioni internazionali sensibili al caso, vedi Amnesty International.
La storia non sarebbe finita così e non sarebbe finita dopo due settimane senza la pressione che l’opinione pubblica ha esercitato, a mezzo social, sugli addetti ai lavori. Non è poca cosa.

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Emblematica la fine della storia.
La notizia del rilascio di Gabriele Del Grande viene data dal Ministro degli Esteri Angelino Alfano, guarda un po’, proprio su Twitter.
Mentre i mattinieri questa mattina leggevano sulle pagine dei quotidiani che l’arresto rischiava di essere prolungato, il Ministro degli Esteri twittava la notizia del rilascio.
L’handicap dei quotidiani cartacei lo conosciamo ed è proprio questo: mentre le copie vengono stampate, ciò che c’è scritto tra le pagine potrebbe già essere superato da un’ulteriore notizia che sopraggiunge a giornale “chiuso”.
Quegli articoli rimarranno stampati sui quotidiani e faranno il giro del Paese per tutto il giorno mentre la realtà è un’altra e il caso è chiuso.
La notizia del rilascio arriverà sul quotidiano con ventiquattrore di ritardo, cioè domani mattina, quando, ormai, tutti sapranno già.
Ha ancora un senso acquistare (pagare!) un quotidiano che ti dà delle notizie che tu già conosci (gratuitamente!)?

Strano che, se da una parte Facebook, Twitter e company sono nell’occhio del ciclone per le loro presunte responsabilità sulle cd. fake news, dall’altra svolgono un ruolo fondamentale che la tv in primis non riesce più a svolgere.
Le grandi campagne mediatiche ovvero i movimenti d’opinione nascono, crescono e muoiono non più in tv, ma sulla Rete.
Il tutto mentre la carta stampata ha perso il monopolio dell’informazione e rischia, concretamente, a causa della sua “lentezza”, di uscire definitivamente dai giochi.

Il caso di Gabriele Del Grande è solo un esempio.
Aprite Twitter nel momento in cui si verifica un grande evento di rilievo nazionale o internazionale e la mattina seguente acquistate un quotidiano. Vi accorgerete che di esempi se ne potrebbero fare a centinaia.
La velocità e l’immediatezza della Rete giocano contro i media classici.
Il quotidiano viene “costruito” durante il giorno, chiuso in serata e stampato.
Il tutto esattamente come cinquanta anni fa.
Mentre il mondo, fuori dalle classiche redazioni, va dieci volte più veloce.


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