'€uroscuola': il Consiglio Comunale di Locri e il permesso di costruire 11/2012

La città di Locri è tornata sotto i riflettori della DDA della Procura di Reggio Calabria.
Questa volta al centro delle indagini ci sono due edifici scolastici, l’Istituto Statale d’Arte “Panetta” e l’Istituto Professionale Statale per l’Industria e l’Artigianato (I.P.S.I.A.) di via Marconi.
Secondo i magistrati che hanno coordinato l’indagine le opere erano totalmente abusive e gli studenti hanno occupato per anni edifici che non erano destinati a scuole.
Tra gli atti acquisiti dalla Procura e che i magistrati contestano agli indagati c’è il permesso di costruire n.11/2012 emesso dal Comune di Locri in data 19.03.2012 in palese violazione delle disposizioni di legge in materia ed in particolare dell’art. 12 comma I del DPR 380/01, che impone l’osservanza, nel rilascio del permesso di costruire, delle prescrizioni dello strumento urbanistico, dal momento che l’immobile insisteva in zona omogenea di P.R.G. che non consentiva opere a vocazione scolastica; peraltro subordinando la validità del permesso, al di fuori di qualsiasi previsione di legge, alla condizione dell’acquisizione da parte della Provincia di Reggio Calabria dell’immobile sopra descritto entro 180 gg. dalla notifica del permesso medesimo.
Il permesso di costruire, rilasciato con l’obiettivo di cambiare la destinazione d’uso del complesso edilizio (l’Istituto Statale d’Arte “Panetta”) da categoria D/8 (uffici aperti al pubblico) a categoria B/5 (edilizia scolastica), avrebbe avuto il fine di agevolare la cosca di ‘ndrangheta dei Cordì di Locri interessata alla costruzione ed allo sfruttamento economico dell’immobile medesimo.

Il Consiglio Comunale di Locri si occupò del permesso di costruire nella seduta del 10 settembre del 2012.
L’oggetto della discussione era: PERMESSO DI COSTRUIRE 11/2012- IMMOBILE ISTITUTO STATALE D’ARTE. DISCUSSIONE.
Sedici presenti, unica assente Anna Francesca Capogreco.
In apertura di seduta il consigliere di minoranza Raffaele Sainato, oggi vicesindaco della Città, chiese di sapere il motivo per il quale nell’ordine del giorno veniva indicata solo la discussione sul punto e non anche le determinazioni. Gli rispose l’allora Presidente del Consiglio Comunale, avv. Antonio Cavo, oggi capogruppo del gruppo consiliare di minoranza Impegno e Trasparenza – PDevidenziando che la vicenda riguardava un atto gestionale che non può essere revocato dal Consiglio in virtù della separazione delle competenze; evidenziava, tuttavia, che nessuna preclusione è prevista per le valutazioni che il Consiglio intenderà effettuare all’esito della discussione. Il consiglio comunale, in sostanza, poteva solo fornire un indirizzo politico al Responsabile che aveva adottato il provvedimento, cioè l’architetto Giovanni Macrì, oggi indagato per artt. 61, 110, e 323 c.p. e art. 7 L.203/91.
Relazionò sull’argomento l’allora assessore Nicola Monteleone il quale, richiamando due relazioni redatte dal responsabile dell’Ufficio Urbanistica e dal Segretario Comunale, segnalava che da queste è emersa la procedura seguita e la conseguente legittimità dell’atto adottato con il cambio di destinazione d’uso di un edificio, che peraltro, sin dalla sua edificazione è stato adibito a scuola pubblica. Inoltre riteneva che il provvedimento adottato sia conforme alla normativa regionale ed all’orientamento giurisprudenziale dominante, secondo il quale il cambio di destinazione d’uso di un immobile per il quale non sono previsti interventi riqualificativi, rientra tra le competenze gestionali del Responsabile dell’ufficio comunale preposto concludeva evidenziando la competenza del Responsabile dell’Ufficio Urbanistica per l’adozione dell’atto.
Alla relazione dell’assessore risposero, manifestando le proprie perplessità sul procedimento amministrativo, i consiglieri di minoranza: prima Raffaele Sainato, poi Giovanni Calabrese, oggi sindaco della Città, infine Francesco Macrì, ex sindaco di Locri.
Quest’ultimo, in particolare, evidenziava la disponibilità dei consiglieri di minoranza a votare la variante se viene proposta e non capiva per quale motivo oscuro ci si ostini a parlare di cambio di destinazione d’uso e non si voglia correggere un provvedimento illegittimo.
Dopo un breve botta e risposta tra il consigliere Brugnano e i consiglieri di minoranza, intervenne l’allora Sindaco Giuseppe Lombardo, il quale chiariva che la competenza in merito alla vicenda è dell’apparato burocratico e non dell’organo politico.
Autorizzato dal Presidente, intervenne l’architetto Giovanni Macrì, responsabile dell’ufficio urbanistica del Comune. Il responsabile dell’ufficio urbanistica precisava che trattandosi di un cambio di destinazione d’uso su un fabbricato già esistente si è dovuto semplicemente verificare se vi era compatibilità con il comparto urbanistico nel quale operava e se il carico urbanistico aumentava rispetto a quello precedente; accertata la sussistenza delle due condizioni in quanto trattasi di comparti omogenei e non essendoci implementazione di struttura (che non veniva in alcun modo modificata) la fattispecie rientrava nella tipologia del cambio di destinazione d’uso previsto dall’art. 57 della legge regionale 19/2002.

In chiusura di seduta il consigliere Calabrese proponeva al Consiglio Comunale di esprimersi con un proprio voto sull’argomento in discussione dando indirizzo al responsabile dell’ufficio a revocare il permesso a costruire n. 11/2012 del 19 marzo 2012 ed a riproporlo secondo le giuste modalità previste nella vigente normativa in materia.
La proposta venne bocciata  con 11 voti contrari (Lombardo, Ratuis, Dattilo, Monteleone, Fazzari, Brugnano, Iervasi, Cavo, Gelonese, Marando e Galasso) 4 favorevoli (Sainato, Macrì, Calabrese e Passafaro) e 1 astenuto (Leone).


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