Wanted


Chissà, osservando le conseguenze del suo gesto, cosa starà passando per la testa al ragazzo incappucciato che, alla vigilia dell’importante manifestazione che si è svolta a Locri il ventuno marzo e il giorno dopo della visita del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ha pensato di prendersi i suoi quindici minuti di notorietà imbrattando i muri della città con delle scritte mafiose (o paramafiose).
Non è stato sufficiente il solito dibattito che si è aperto, praticamente subito, sull’importanza del lavoro per sconfiggere la mafia (l’equazione zero disoccupazione = zero mafia è tutta da dimostrare) né son bastate le fantasiose giustificazioni (“sarà stato qualche disoccupato disperato”).
A tutto ciò si è aggiunto un giochino politico inutile/stupido di cui Locri avrebbe volentieri fatto a meno.

L’ennesimo caso Locri si apre quando il sindaco della Città decide di pubblicare sul suo profilo Facebook un frame della videosorveglianza che riprende l’autore delle scritte all’opera. Ma il sindaco non si limita a chiedere alla cittadinanza un aiuto per individuare il writer, cosa che probabilmente non avrebbe fatto scalpore, ma offre addirittura una taglia con tanto di scritta WANTED. Il vecchio far west, insomma.
Il gruppo consiliare di minoranza, dissociandosi dal gesto del sindaco, attraverso un comunicato stampa chiede al sindaco di «rientrare nel proprio ruolo istituzionale al fine di non pregiudicare la dignità dell’Amministrazione comunale tutta e dell’intera comunità rappresentata». Si rompe così quell’atmosfera di unità che si era venuta a creare la mattina stessa della scoperta delle scritte quando l’intero Consiglio Comunale si era ritrovato davanti a uno dei muri imbrattati manifestando contro chi quella notte aveva danneggiato l’immagine della città.
Ma alla risposta del gruppo di minoranza arriva la controrisposta del sindaco il quale, buttandola in caciaria, prima accusa il gruppo di minoranza di essere manovrato, poi, addirittura, afferma che «le scritte sui muri contro le forze dell’ordine, Don Ciotti e il sottoscritto altro non sono che il risultato della velenosa azione politica portata avanti in questi anni dal regista politico e dai suoi “bravi”».
Parole lontane anni luce da quelle della manifestazione organizzata da Libera di appena dieci giorni fa.
Unità rotta, dicevamo. Unità che, se pur timida, si era vista all’indomani degli attacchi intimidatori a imprenditori, professionisti, esponenti della stampa e pubblici uffici e che aveva portato all’approvazione della Commissione consiliare Legalità in data 13 settembre 2013.
«Oggi si realizza un sogno e si raggiunge un obiettivo importante. Quella che si istituirà sarà una commissione che dovrà interagire con tutte le realtà presenti nella nostra Città. Si ritiene necessario coinvolgere i giovani e far capire a chi delinque che non ha nessun futuro» – queste le parole del sindaco Giovanni Calabrese al momento dell’istituzione della Commissione. E ancora:«L’impegno della commissione che si costituirà sarà quello di rompere la cultura mafiosa che c’è nel nostro territorio e tutte quelle situazioni di evidente sudditanza psicologica nei confronti di ambienti criminali presenti in città».
C’aveva visto molto lungo, invece, il vice sindaco affermando che «non basta fare una commissione per la legalità e aprirla all’esterno». A distanza di tre anni e mezzo dall’istituzione della Commissione, invece, sarebbe più corretto dire che non basta fare una Commissione Legalità se questa non si riunisce, non propone e non fa attività.
Non fa niente, in poche parole.
L’ultima seduta (la terza o la quarta), da quello che risulta dagli articoli di giornale (nessun verbale pubblicato sul sito istituzionale), risale al 1° aprile 2015. Esattamente due anni fa.
Che fine ha fatto la Commissione Legalità? Si è riunita? Quali iniziative necessarie ai fini dello sviluppo della cultura della Legalità e del rispetto delle Leggi ha posto in essere fin qui?

Eccola la politica, quella con la p minuscola, che trova sempre il tempo per parlare e litigare sul nulla, tirando in ballo addirittura i morti ammazzati.
Tutto ciò è indegno, vergognoso e soprattutto irrispettoso per le vittime innocenti della ‘ndrangheta
, per riprendere le parole del comunicato del primo cittadino locrese.


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