Giulio, Valeria e Fabrizia: l'Italia migliore

Giulio, ventotto anni di Fiumicello, sa parlare perfettamente tre lingue: italiano, inglese e arabo. Frequenta gli ultimi tre anni del liceo nel New Mexico, Stati Uniti. Si laurea a Oxford, poi il dottorato a Cambridge, infine va in Egitto per fare una ricerca per una tesi sull’economia locale.
Valeria, anche lei ventottenne, di Venezia, va via dall’Italia dopo essersi laureata a Trento. Si trasferisce a Parigi e diventa ricercatrice all’Ined della Sorbona. Studia le comparazioni fra le famiglie italiane e francesi.
Fabrizia, trentun’anni di Sulmona, si laurea all’Università La Sapienza di Roma in Mediazione linguistico-culturali, consegue la magistrale all’Alma Mater di Bologna in Relazioni internazionali e diplomatiche e un master alla Cattolica di Milano in tedesco per la comunicazione economica. Nel 2013 si trasferisce in Germania dove lavora in un’azienda.
C’è un filo invisibile che lega la storia di questi tre ragazzi.

Il duemilasedici che si sta per chiudere ha visto raccontate le loro storie su tutti i giornali, le loro facce son diventate famose su Facebook, sono stati dedicati loro hashtag su Twitter. Perchè?
Perchè Giulio, Valeria e Fabrizia son tornati in Italia, non per festeggiare le festività natalizie, non per raccontare i loro viaggi, non per condividere con la famiglia le loro esperienze e le loro avventure.
Giulio, Valeria e Fabrizia son tornati in Italia chiusi in una bara, avvolti in una bandiera tricolore.

Qualcuno ama definirli la Generazione Erasmus. Da Londra a Berlino, da New York a Madrid, passando per Shangai, Lisbona o Bruxelles. 
Sono ragazzi e ragazze che decidono, in alcuni casi, come in quello di Giulio, di lasciare la terra in cui sono nati e cresciuti ancor prima di aver compiuto diciotto anni.
Lasciano a migliaia di km di distanza i propri cari prima di diventare uomini o donne, fanno sacrifici e fanno fare sacrifici alle loro famiglie.
Magari sognano di tornarci, prima o poi, in quella terra che spesso non offre loro nessuna possibilità.
La partenza è una scelta, non una necessità. Non partono soltanto per trovare un lavoro, ma per nutrire la loro curiosità. Sono spinti dall’amore per lo studio, dalla voglia di conoscere, dalla passione per la cultura.
Sono intraprendenti, si sentono cittadini del mondo prima che italiani.
Viaggiano, girano il mondo: sono la faccia più pulita di quella globalizzazione che pochissimi cercano di capire ma che noi tutti, nel bene o nel male, subiamo.

Il filo che lega le loro storie si spezza quando la loro voglia di conoscere e di girare il mondo si scontra con la violenza di uomini irrazionali i quali stroncano per sempre i loro sogni.
Giulio verrà torturato e morirà per un colpo alla testa. Valeria morirà dissanguata dopo aver ricevuto una scarica di kalashnikov durante l’attentato al Bataclan. Fabrizia sarà travolta e uccisa da un camion guidato da un fanatico islamico.

A Giulio, a Valeria, a Fabrizia.
A tutti quei ragazzi come loro.
Ragazzi che voi adulti dovreste ringraziare, che noi giovani dovremmo seguire.


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