Scacco al Re(ttore)

Quello che doveva essere un incontro-dibattito sul futuro dell’Università della Calabria si è trasformato ben presto in un’assemblea.
Assemblea tanto partecipata da costringere professori, studenti, ricercatori e PTA a spostarsi, in corteo, nella consolidata 29B, nemmeno questa grande abbastanza per garantire una sedia a tutti i partecipanti.
L’incontro si è concluso con una richiesta chiara: dimissioni del Magnifico Rettore Gino Mirocle Crisci.

Il quattordici dicembre l’Unical è già entrata in fase natalizia, il Ponte Pietro Bucci è semideserto e raccogliere centinaia di studenti in un’aula per parlare dei problemi del Campus è difficile.
Evidentemente tanto difficile non è stato per il duo Ordine-D’Ignazio che, contro ogni aspettativa, ha fatto incontrare, oggi pomeriggio alle quindici, professori, studenti, ricercatori e PTA.

Il prof. Nuccio Ordine dà via al dibattito racchiudendo in una sola parola la gestione dell’Università da parte del Rettore Crisci: inadeguatezza.
Inadeguatezza all’esterno: «i discorsi superficiali del Rettore in occasioni pubbliche offendono la comunità universitaria», ma anche all’interno dove, denuncia l’ordinario di letteratura italiana, manca trasparenza e i problemi vengono risolti con rapporti ad personam.
Anche l’ex Prorettore prof. Guerino D’Ignazio torna sul punto e parla di «personalizzazione dei problemi» rispondendo all’intervista che il rettore ha rilasciato pochi giorni fa al Corriere della Calabria nella quale Crisci, a mezzo di un linguaggio inaccettabile e «una minaccia paramafiosa» a dire del prof. Veltri, aveva detto: «una parte dei colleghi preferisce peggiorare l’immagine dell’ateneo per seguire ambizioni personali. Che facciano pure, ma qualcuno pagherà il conto».
Oggi quella «parte minoritaria di colleghi» ha stimolato il dibattito e ciò che ne è venuto fuori è un’assemblea con oltre trenta interventi.

Illustrano le loro perplessità molti professori che nel luglio del 2013 sostennero la candidatura dell’attuale rettore tra cui qualche senatore accademico come il prof. PerrelliIl rettore più uno o due consiglieri d’amministrazione decidono per tutti») o il prof. Rubino.
Durissimo l’attacco del prof. Greco il quale rivendica il non aver mai dato la fiducia a Crisci e, sulla stessa linea d’onda del prof. Nocito il Rettore va alle manifestazioni del PD col cappello in mano»), definisce «servili» le posizioni assunte dal Rettore in ambiti politici: ultimi, in ordine cronologico, gli auguri a nome dell’intera Università al neo ministro Marco Minniti definito «calabrese dalle grandi doti e dalla personalità rigorosa».
Il prof. Giordano tira in ballo anche le classifiche farlocche (ne ho parlato qui) e definisce l’Unical come «un’Università destinata alla morte».

Passano ore e si alternano interventi di studenti e ricercatori ma il leitmotiv è sempre quello: «presenza di una deriva verticistica», «Statuto da riformare», «forte critica alla gestione dei Punti Organico», «mancanza di una visione strategica», «programma elettorale non rispettato».

Tra le proteste (rientrate dopo la richiesta accettata di integrazioni) di una parte della platea che avrebbe voluto più partecipazione nella stipulazione del testo finale, viene approvato un documento che si conclude con una richiesta ben precisa: dimissioni.

Il Rettore, che spesso ha preferito minimizzare le proteste di studenti, professori e PTA di questi ultimi mesi, questa volta non potrà ignorare chi, forte dell’appoggio di un pezzo importante del microcosmo-Unical, chiede «un dignitoso passo indietro».

Tocca a lui la prossima mossa. Per evitare lo scacco matto.

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