Scrivo mentre fuori c'è il caos

Scrivo mentre Enrico Mentana continua, instancabile, la sua ennesima #maratonamentana.
In studio i soliti Marco Damilano e il gioiosano Tommaso Labate, penna del Corriere della Sera.
In collegamento dal Quirinale, appena fuori lo studio alla vetrata, c’è l’inviata Alessandra Sardoni.
E’ la classica formazione che la tv di Urbano Cairo schiera quando c’è qualche avvenimento politico rilevante tale da dover essere raccontato.
Assente ingiustificata la Rai.

Cosa sta succedendo?

Scrivo mentre sta per nascere il sessantaquattresimo governo della Repubblica Italiana.
Il governo di Paolo Gentiloni Silveri, se tutto andrà come sembra debba andare.

Scrivo mentre il Presidente del Consiglio dimissionario Matteo Renzi esce da Palazzo Chigi con la sua scorta dopo aver concluso le consultazioni parallele (a quelle di Mattarella) all’interno del Palazzo.
Strano destino il suo.
Si affacciò sul mondo della politica come una importante e potenziale risorsa per questo Paese, il rottamatore, colui il quale avrebbe azzerato la vecchia politica e avrebbe portato il Paese verso la Terza Repubblica.
Oggi, invece, dopo la sonora sconfitta incassata al referendum costituzionale, è costretto a dimettersi e a chiudersi nel suo studio, convocare tutti i signorotti, capi corrente del suo partito, per armonizzare gli intenti dei singoli per indicare il nome del nuovo Presidente del Consiglio. Governo testa di legno che gli consentirà di riorganizzare il suo esercito, vincere la battaglia delle primarie e lanciarsi in una lunghissima campagna elettorale per vincere, infine, la guerra delle elezioni politiche.
La sua personale roadmap, degna dei peggiori tatticismi da Prima Repubblica.

Scrivo mentre Silvio Berlusconi, il pregiudicato Silvio Berlusconi, rientra a Palazzo Grazioli reduce dall’incontro con il Capo dello Stato.
In attesa di una riabilitazione politica che potrebbe arrivare dai giudici di Strasburgo è ancora al centro della scena politica italiana.
Ancora forte e influente dopo ventidue anni da quel lontanissimo 1994.
Chissà che non ci stupisca ancora appoggiando il governo che sta per nascere.
D’altronde ci ha abituati a sorprese e a improvvisi cambi di idea nel giro di dieci minuti.
Il governo Letta ne sa qualcosa.

Scrivo mentre il Movimento 5 Stelle, che ha dalla sua la freschezza e la verginità di chi ancora non si è sporcato le mani, tira dritto per la sua strada chiedendo elezioni immediate.
Come se in quattro e quattr’otto riuscisse, il partito più disordinato presente oggi in Italia, a organizzare, in caso di vittoria, una macchina governativa (ministri, sottosegretari, etc.) efficiente.
Roma, evidentemente, non ha insegnato nulla.

Scrivo mentre ognuno a suo modo va in una direzione invece che in un’altra spinto da interessi particolari o di partito.

Scrivo mentre nella scena politica italiana regna il caos.
E questa, ahinoi, non è una novità.


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