Perchè voto No (di Francesco Falbo)

di Francesco Falbo*

Situazione attuale
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Il Parlamento è composto da due Camere: Camera dei deputati – o semplicemente “Camera”e Senato della Repubblica. La funzione legislativa è esercitata «collettivamente» dalle due Camere: le leggi, per essere promulgate, devono essere approvate nel medesimo testo sia dalla Camera che dal Senato

Se vince il Sì, il nuovo Senato sarà composto da 95 fra consiglieri regionali e sindaci, la cui carica da senatore coinciderà con i rispettivi mandati nelle regioni e nei comuni, e da 5 senatori nominati per alti meriti dal Presidente della Repubblica, che resteranno in carica per 7 anni.

Le nuove modalità di approvazione delle leggi sono diverse, ma possiamo, con qualche forzatura, ricondurle a due:

  1. vecchio sistema bicamerale paritario, che sarà applicato per poche materie, es. legge elettorale, rapporti con leggi e politiche dell’U.E. vedi art. 70, comma 1;
  2. nuovo sistema monocamerale, applicato per tutte le altre materie: la Camera dei Deputati approva il testo entro 10 giorni un terzo (almeno 34) dei senatori può disporre di esaminarloentro i successivi 30 giorni il Senato può proporne modifiche, che la Camera può tranquillamente respingere, facendo perdere così tempo alle leggi stesse (fino a 40 giorni), ai sindaci ed ai consiglieri regionali. Consiglieri e sindaci, soprattutto, non avranno il tempo materiale di svolgere efficientemente tutti i loro uffici: ciò andrà a scapito delle leggi e/o dell’amministrazione pubblica.

Le motivazioni dichiarate che hanno mosso la riforma sono la velocizzazione dell’iter legislativo, la cui lentezza è ipocritamente imputata al bicameralismo paritario, e la “riduzione dei costi del funzionamento delle istituzioni”.

Al prezzo di una forte limitazione della sovranità popolare (i consiglieri-senatori non saranno eletti dai cittadini, ma NOMINATI dai Consigli Regionali), si eliminano le indennità di 315 senatori, per un risparmio stimato di circa 58 milioni di euro annui (fonti: ragioneria dello Stato).

Si tratta di falsi risparmi: quanto si sarebbe potuto GUADAGNARE in termini sia economici che di sovranità popolare, di democraticità e allo stesso tempo di efficienza del sistema legislativo riducendo il numero dei deputati a 400 e dei senatori a 200 e rendendo adeguate le indennità di questi 600 deputati?

Le indennità dei consiglieri regionali vengono equiparate a quelli dei sindaci dei comuni capoluoghi di Regione, e inoltre si aboliscono due dei cosiddetti “enti inutili” molto costosi: CNEL e Province. Per quale regione non proporre queste modifiche costituzionali separatamente rispetto al resto della riforma (che prevede la modifica di ben 47 articoli)? Tutte le forze politiche sarebbero state d’accordo per il semplice fatto che non sarebbe convenuto a nessuno votare contro. Ergo: quanto avremmo risparmiato se tali piccole riforme fossero state votate immediatamente, a prescindere da tutto il resto della riforma? Qual è dunque il vero obiettivo? Cui prodest?

Molte leggi sono state approvate in tempi brevissimi, altre in tempi molto lunghi. Deputati e senatori lavorano in aula in media un giorno e mezzo a settimana. Perché non aumentare i lavori in aula, magari sanzionando economicamente chi non si presenta in aula facendo perdere tempo e soldi ai cittadini?

                                                                                                                                                                *studente di Scienze Politiche


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