Perchè voto Sì (di Francesco Canadè)

di Francesco Canadè*

Oggi si assiste a una politica globale in cui i problemi socio-economici appaiono irrisolvibili rispetto alle forze dei singoli Stati nazionali che, a loro volta, necessitano di governi stabili che attuino quelle politiche programmatiche per le quali sono stati investiti. Contestualmente, lo Stato e gli Enti locali, oltre ad apprestare molta attenzione alla legislazione sovrastatale (Ue e Comunità internazionale) che si impone notevolmente nell’ordinamento giuridico, devono dare risposte alle esigenze sempre più mutevoli e rapide della società stessa.

La riforma Boschi-Renzi, a mio parere, prende in considerazione tali questioni e tenta di apportare significativi mutamenti. Entrando nel merito:

In primo luogo, vi è il superamento del bicameralismo paritario. La Camera dei Deputati sarà l’unica titolare del rapporto di fiducia col Governo, oltre a detenere la funzione di indirizzo politico, legislativa (generale) e quella di controllo sull’operato del Governo.

Il Senato, che rappresenterà le istituzioni territoriali, invece, muta: saranno 100 i senatori (95 tra Consiglieri regionali e Sindaci, 5 di nomina Presidenziale, con durata settennale) i cui seggi verranno attribuiti tramite una legge approvata da entrambe le Camere, in conformità dei voti espressi e della composizione di ciascun Consiglio (non è affatto scontato che verranno “nominati” dai Consigli regionali, sul punto rinvio alla proposta ChitiFornaro). Le funzioni che saranno espletate sono: di raccordo tra Stato, Enti locali e Ue; legislativa nei casi e secondo modalità stabiliti dalla Costituzione; verifica l’impatto delle politiche dell’Ue sui territori; verifica l’attuazione delle leggi dello Stato. Dunque un Senato che rappresenterà l’interfaccia tra amministratori locali e regionali con Stato centrale ed Europa.

Il nuovo art.70 prevede che il Senato potrà legiferare nelle materie indicate al primo comma, tra cui: revisioni costituzionali, referendum e alcune materie relative al Titolo V della Costituzione. Il Senato, su richiesta di 1/3 dei suoi membri, potrà esaminare, entro dieci giorni, ddl approvati dalla Camera e nei trenta giorni successivi può proporre, a maggioranza assoluta dei suoi membri, modificazioni del testo sulle quali la Camera si pronuncerà definitivamente.

Altri aspetti rilevanti e, a mio avviso, positivi sono: il referendum consultivo, il referendum abrogativo (abbassamento del quorum se si raggiungono le 800mila firme);l’ iniziativa legislativa popolare (150mila firme con discussione in Parlamento in tempi certi); la limitazione ai decreti legge del Governo ex art.77 Cost; l’ abolizione del Cnel e delle Province; l’ ammontare dello stipendio degli amministratori di enti locali non superiore a quello del sindaco della città capoluogo; l’ abolizione dei finanziamenti ai gruppi politici in Consiglio regionale.

Molta importanza, inoltre, assume la riforma del Titolo V: finalmente l’art. 117 eliminerà la competenza concorrente tra Stato Regioni rivelatasi causa di molteplici conflitti presso la Corte Costituzionale. Si assiste, inoltre, a un tentativo di responsabilizzazione degli amministratori delle Regioni e degli Enti locali: ex art 116 maggiore autonomia alle Regioni che abbiano rispettato gli equilibri di bilancio; ex art 120 previsione dell’esclusione dagli organi di governo per gli amministratori responsabili di gravi dissesti finanziari dell’Ente locale.

Questi sono gli aspetti principali della riforma che più mi convincono a votare SI!

*studente di Giurisprudenza


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