#RiformaCostituzionale: referendum, legge elettorale e iniziativa popolare

Dopo l’analisi dei risparmi (qui), inizia oggi questo breve percorso durante il quale proverò, senza mai allontanarmi dal testo, a delineare sinteticamente le principali modifiche alla Carta Costituzionale che si avrebbero con una vittoria del si.

Ho deciso di cominciare dagli istituti più vicini al cittadino, istituti che trasformano l’elettore in protagonista: referendum, legge elettorale e legge di iniziativa popolare.

REFERENDUM
Iniziamo col ricordare che oggi esistono soltanto due tipi di referenda: il referendum costituzionale confermativo (che conosciamo bene!) e il referendum abrogativo attraverso il quale i cittadini hanno il potere di cancellare, in modo totale o parziale, una legge o un atto avente forza di legge.
La riforma Renzi-Boschi introduce un’altra forma di referendum: il referendum popolare propositivo e di indirizzo.
Questo nuovo istituto consente agli elettori di determinare principi e criteri per disciplinare, con una nuova legge, la materia oggetto del referendum.
Le modalità di attuazione dovranno essere disposte con legge approvata da entrambe le Camere.
Restano invariate le firme minime (cinquecentomila) da presentare per proporre un referendum abrogativo.
Se le firme raccolte fossero più di ottocentomila la riforma introduce un nuovo quorum ovvero la maggioranza dei votanti alle ultime elezioni della Camera.

LEGGE ELETTORALE
Dopo la figuraccia incassata con il cd. Porcellum (bocciato parzialmente dalla Consulta, sent. 1/2014) il costituente corre ai ripari: introdotto il giudizio preventivo di legittimità. 
Le leggi elettorali per Camera e Senato, su richiesta di almeno un quarto dei componenti della Camera o di almeno un terzo dei componenti del Senato, potranno essere sottoposte al giudizio preventivo di legittimità costituzionale da parte della Corte costituzionale.
La Corte costituzionale dovrà pronunciarsi entro il termine di trenta giorni e fino alla sentenza la legge non potrà essere promulgata.
In caso di giudizio negativo della Consulta la legge non sarà promulgata.
La legge elettorale della Camera, inoltre, dovrà promuovere l’equilibrio tra donne e uomini nella rappresentanza.

LEGGE DI INIZIATIVA POPOLARE
Le firme per presentare una legge di iniziativa popolare passano da cinquantamila a centocinquantamila.
La Camera, però, dovrà discuterne obbligatoriamente e la deliberazione deve essere garantita, secondo tempi certi, da stabilire nei regolamenti parlamentari.

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[Nelle immagini: a sinistra l’attuale Costituzione, a destra la Costituzione riformata]


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