Usurati

Ieri mattina l’Eurispes, ente privato italiano che si occupa di ricerca politica, sociale ma anche e sopratutto economica, ha pubblicato un interessantissimo rapporto sull’usura.

Cos’è l’usuraDelitto che può assumere la forma della prestazione o della mediazione usuraria (art. 644 c.p.). Commette la prima chiunque si faccia dare o promettere, sotto qualsiasi forma, per sé o per altri, interessi usurari o altri vantaggi come corrispettivo di una prestazione di denaro o di altre utilità; realizza la seconda chiunque procura a taluno una somma di denaro o altra utilità facendo dare o promettere, a sé o ad altri, un compenso usurario per la mediazione. Ai fini della consumazione del delitto è necessario che gli interessi o i vantaggi siano usurariquesto scrive l’enciclopedia Treccani.
Oltre i tecnicismi e gli articoli del codice penale l’usura è lo strumento per il mezzo del quale le organizzazioni criminali o, come vedremo, commercialisti, negozianti o dipendenti pubblici sfruttano, come i parassiti, le debolezze economiche dell’altro e lo riducono in una vera e propria schiavitù.
Condizione servile che spesso ha seri riflessi nella sfera intima e psicologica più che su quella patrimoniale.

Cosa dice il rapporto dell’Eurispes?
Il rapporto inizia analizzando gli ultimi dati economici che vedono il Paese in crescita, debolissima crescita, ma ancora in serie difficoltà economiche.
Tanto per tirare fuori un pò di numeri: il 44,5 % degli intervistati afferma che la propria famiglia è costretta ad utilizzare i propri risparmi per arrivare a fine mese mentre il 27,3 % dichiara di non riuscire ad arrivare a fine mese. Il 34,3 % (più di un terzo!) dichiara di avere problemi ad affrontare le spese mediche.
Sono dati migliori degli anni passati ma comunque ancora drammatici.
Successivamente l’istituto del presidente Gian Maria Fara si concentra sul rapporto esistente tra le famiglie italiane e gli istituti bancari.
Ben l’86,1 % degli intervistati ritiene che il sistema bancario italiano non sia in alcun modo o poco in grado di farsi carico dei problemi e delle necessità delle famiglie e, a parte ciò, la stragrande maggioranza delle famiglie ritiene che i prestiti concessi dalle banche siano troppo costosi.
In soldoni: il tasso di interesse è troppo alto.
Eccolo il rapporto famiglie/banche definito dall’Eurispes, quasi ironicamente, “costoso”.
All’analogo risultato si arriverebbe se al posto di “famiglia” si scrivesse “impresa”.
In questo panorama di crisi economica, disoccupazione, difficoltà delle imprese e restrizioni dell’accesso al credito bancario si inserisce il fenomeno brutale dell’usura.
Domanda e offerta regolano ogni tipo di mercato, è così anche per quello dell’usura.
Da una parte le famiglie, i commercianti e le imprese, dall’altra parte gli “insospettabili” commercialisti o dipendenti pubblici, la criminalità locale o, ancor peggio, la criminalità organizzata.
Nella relazione è scritto molto bene: in questo settore è la criminalità organizzata a farla da padrona, è entrata da tempo nel sistema finanziario e in quello dell’usura e tramite questa ricicla denaro e inquina l’economia.
Riporto testualmente: “La criminalità organizzata ha perciò imparato a conoscere i mercati, gli strumenti e gli intermediari finanziari, il loro funzionamento e le loro regole, ed è pertanto in grado di operare utilizzando tale patrimonio conoscitivo al fine di raggiungere i propri scopi di riciclaggio ed investimento. Attraverso i circuiti finanziari nazionali ed internazionali, la criminalità organizzata investe, in modo legale, partecipando così al capitale delle grandi imprese italiane ed estere.”
Il giro d’affari dell’usura nel 2015 ammonterebbe a 85 miliardi. Ottantacinque miliardi.
Nelle ultime pagine delle oltre 70, l’istituto elabora un indice (inPUT), sintesi di più indicatori, atto a rappresentare la permeabilità di una data provincia rispetto al fenomeno usura.
Il risultato finale è, per noi calabresi, preoccupante.
Le 5 province calabresi sono tra le prime 20: Crotone (seconda) 96,79/100, Vibo Valentia 82,15/100, Catanzaro 73,36/100, Reggio Calabria 72,04/100, Cosenza 71,72/100.

Se questi numeri fossero soltanto numeri, astratti dalla realtà, allora potremmo tranquillamente girarci dall’altra parte e far finta di non aver letto.
Ma dietro questi numeri si nasconde l’ennesima prova di forza delle organizzazioni criminali che non puntano tanto all’incasso degli interessi quanto all’impossessamento degli esercizi commerciali, alla distruzione di una vita e alla creazione di terrore.

Meglio il fallimento per un commerciante o un imprenditore, che finire in mano agli usurai. Se fallisce, può ripartire da zero. Se finisce nella rete dell’usura, non ne esce mai, è come un tossicodipendente – Nicola Gratteri

Fonte: Eurispes

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