In attesa (di Domenica Bumbaca)

In attesa di partorire, in attesa di respirare aria pulita; in attesa del diritto alla vita e alla salute.

Sei mamma, sei una donna in attesa di ricevere il dono più bello, quale il secondo figlio. Le ansie, le preoccupazioni, i battiti, i movimenti del tuo piccolo che cresce in grembo, i dolori, le gioie condivise con i tuoi cari. Tutto è fantasticamente maternità. E dove nasce la vita, in quel reparto di ostetricia e ginecologia dell’ospedale di Locri che centinaia e centinaia di donne ripongono la loro fiducia e attendono 9 mesi per vedere nascere la loro creatura. Fiducia che viene riposta in professionalità, e ce ne sono, in figure mediche e infermieristiche che svolgono il loro lavoro con umiltà e coraggio. Entri in quel reparto con molta gioia nel cuore, alcune, sfortunatamente, vanno via con gli occhi lucidi, altre tornano a casa con il fiocco rosa o azzurro.

L’aria che si respira, però, in questi giorni, nel reparto come già in tutto il nosocomio, è un’aria irrespirabile. E la tensione come l’ansia non riescono a trovare spazio al dolce pensiero della sorpresa, della dolce attesa. Sei seduta, dovresti essere serena nell’ attesa di “accomodarti” in quel letto che, se pur scomodo e vecchio, è il letto che ti culla con il dolce suono del battito del tuo piccolo mentre ti sottoponi al tracciato cardiotocografico, ma non riesci a non arrabbiarti e restare sconcertata dall’atmosfera surreale che ti avvolge in un clima di sdegno. Resti calma, lo fai per il tuo bimbo, perché quando già attraversi la porta centrale dell’ospedale ti accorgi di vivere in un ambiente “malato”. Eppure quell’ospedale che dovrebbe guarirti non ti da sicurezza. E in questi giorni non hai neppure le condizioni igienico sanitarie garantite. Lo sciopero intrapreso legittimamente dal personale di una cooperativa esterna addetta alle pulizie della struttura, ha provocato la paralisi.

Sabato mattina, ho visto con i miei occhi, personale infermieristico e medici raccogliere rifiuti; ho visto donne con il pancione gironzolare in quel reparto che da la vita, e con le mie orecchie le ho sentite lamentarsi perché non si sentivano “pulite”, altre con cesareo programmato vagabondare per i corridoi in attesa dello sblocco delle sale operatorie, attive solo in caso di emergenza. Ho saputo di donne con le dimissioni per il week end con la possibilità di fare una doccia a casa facendole poi rientrare lunedì. Ho visto infermiere, ostetriche e dottori farsi in quattro perché soli e, “abbandonati” si sentono già. Sono gli utenti che, insieme a loro, si sentono abbandonati, da un sistema che non va, chiamasi politica, chiamasi potere, chiamasi come vuoi, qui nessuno sta garantendo il diritto alla salute, il diritto alla vita, nonostante i sacrifici umani e sovraumani di alcuni.

E mentre sto seduta su una sedia impolverata, appoggiando la nuca in una parete grigia, che non è il colore scelto per abbellire il reparto, ma il colore della sudiceria, respirando quell’onnipresente odore di fumo delle sigarette che accanisce ogni angolo dell’ospedale di via Verga, le ansie della maternità si “aggrovigliano” come i nervi nonostante i tuoi esercizi di respirazione appresi durante il corso pre parto al consultorio di Locri insieme ad altre mammine. Leggo i giornali,  ascolto le notizie, non vedo sorrisi ma mamme toccarsi il pancione e sudare, dai dolori e dal nervosismo. Parenti preoccupati. Sento, però, quel pianto che ti consola. Un piccolo nella culla che vuole vivere, mangiare, alimentarsi e vedo la sua mamma accanto. Come accanto sono tutte quelle mamme che non riescono a garantire il minimo ai propri figli, perché qualcuno ha deciso che se pur lavorando non meritano di essere retribuite. Allora, visto che non puoi arrabbiarti, perché a pochi giorni dal parto non te lo puoi permettere,  ti affidi alla speranza, con l’augurio che chi comanda possa mettersi una mano sulla coscienza. Non è Domenica Bumbaca, consigliera comunale di Locri, che racconta, ma una mamma, una donna come tante altre cittadine che “urlano”, anche se sottovoce, richiamando i propri diritti. Vivere e condividere momenti di gioia come nel reparto di maternità, o momenti di sofferenza, come in altri reparti del nosocomio, è impensabile e disumano senza le sufficienti condizioni igienico- sanitarie. Rifiuti che ti sommergono, scatoloni ovunque, polvere sotto il letto e in ogni dove, bagni sporchi, cicche di sigarette da contorno. Tutto è ingombrante. Eppure sotto la scrivania di alcuni, certamente, il cestino della cartacce, c’è già chi lo ha svuotato. A domani sperando che l’aria sia respirabile e le ansie siano quelle di una contrazione e di un parto che si avvicina.   Sperando che chi sta soffrendo possa almeno soffrire da “uomo”.

Domenica Bumbaca

Mamma, cittadina locrese

Consigliere comunale di maggioranza “Tutti per Locri” Citta’ di Locri’

DOMENICA-BUMBACA


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