E adesso?

Ieri sera sono andato a dormire convinto, dagli instant pool e dai primissimi dati, della vittoria del Remain.
Il referendum inglese avrebbe rifocillato la leadership in crisi di Cameron e, forse, gli euroscettici inglesi, Farage e UKIP su tutti avrebbero subito la sconfitta più dolorosa.
Questa mattina lo shock: vince il Leave. Cameron annuncia le dimissioni, Farage festeggia.
17.410.742 i britannici che hanno votato per l’uscita dall’Europa, il 51,8%; 16.141.241 quelli che hanno votato per restare.
Pesano i voti dei cittadini del Galles che hanno votato convintamente per l’uscita.
Altissima l’affluenza: quasi 73%, segno che i britannici hanno ben capito la portata storica dell’esito di questo referendum.
L’Europa si sveglia, quindi, con un fratello in meno. Meno uno, da 28 a 27.
Nei salotti televisivi, già dalle prime ore di questa mattina, è iniziata la narrazione: le borse crollano, -11%, -8%, continue sospensioni, Piazza Affari, cambio sterlina/dollaro, una catastrofe.
Eppure la maggioranza dei britannici ha scelto, esercitando in massa il diritto al voto, nonostante il clima infame (come avrebbe detto un italico qualche tempo fa) creato prima dai media, non solo inglesi, poi dai mercati finanziari, infine dall’assassino cinquantaduenne che ha ucciso la deputata del Labour Party, contaria alla Brexit, Jo Cox e ha fatto parlare addirittura di possibile guerra civile.
Nonostante tutto ciò, il terrorismo psicologico e contro quasi tutti i pronostici, ha vinto il Leave.

E adesso?
Cosa succederà adesso, soprattutto negli altri Paesi, è difficile da prevedere.
La cosa certa è che il Regno Unito attiverà la clausola di recesso prevista all’articolo 50 del Trattato sull’Unione Europea e inizierà la lunga fase di contrattazione che si concluderà con un accordo volto a definire le modalità di recesso deliberato dal Consiglio previa approvazione del Parlamento europeo.
La seconda certezza, la più importante sul piano politico, è che i cittadini britannici hanno dato un forte segnale.
Non solo i britannici: soffia il vento di una nuova volontà politica un pò in tutta Europa. Oltre che in Inghilterra anche in Spagna, Francia, Grecia, Italia e recentemente in Austria.
Quell’Europa così lontana e inutile ha bisogno di una spinta, di un rinnovamento, di un cambio di look. Cambiare per non morire.
I cittadini vogliono dire la loro, hanno bisogno di un nuovo processo decisionale che tenga in considerazione la loro volontà ovvero intercetti i loro bisogni.
E per avvicinare l’Europa ai cittadini non c’è altra via che quella di rafforzare e allargare i poteri dell’unico organo europeo eletto a suffragio universale: il Parlamento.
Occorre un passaggio dall’unione economica o super-economica a una nuova forma innovativa e, ancor più, democratica di Nazione o super-Nazione.
Cos’altro sognava il Manifesto di Ventotene di Rossi e Spinelli se non una Federazione europea, gli Stati Uniti d’Europa, dotati di un’organizzazione razionale e democratica?

Segue un passaggio di un intervento, per me molto significativo e estremamente attuale, pronunciato davanti il Parlamento europeo di Strasburgo l’11 giugno 1985 da un europeista convinto qual era Sandro Pertini:

Non c’è bisogno di lunghe elucubrazioni per comprendere che l’Europa è giunta ad un punto dove – se non la ragione – sarà la forza degli eventi ad imprimerle la spinta risolutiva dell’unità o del fatale declino che è assediata da richieste, blandizie, pressioni, ricatti e minacce da ogni parte del mondo e da sfide che potrebbero presto risultare intollerabili, nella sua attuale frammentazione; e che attardarsi in sacri egoismi o in calcoli meschini o in fragili compromessi, potrebbe rivelarsi domani sterile esercizio e a giuoco a somma zero. È giunto dunque il momento di agire. Non sarà questa un’azione rivoluzionaria nei metodi, ma negli effetti.
Tratto da Gli uomini per essere liberi


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Un pensiero riguardo “E adesso?

  1. Vincenzo, concordo: cambiare per non morire è sacrosanto: peccato però che così facendo gli inglesi abbiano buttato all’aria la possibilità di cambiare per davvero l’Europa (forse l’avranno uccisa). I venti che stanno soffiando hanno motivo di esistere (causa eurocrazia dilagante) ma non di persistere: sono i populismi il nostro nemico principale e il motivo per cui la Brexit si è avverata.

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