Diritto di essere informato

Secondo il Perlingieri, il mio manuale di Diritto Privato, il diritto all’informazione si configura in una triplice espressione: diritto di informare, diritto di informarsi e diritto di essere informato.
Salto la definizione dei primi due e arrivo direttamente alla definizione del terzo diritto: il diritto ad essere informati riguarda, sempre per il Perlingieri, la massima diffusione delle informazioni e di tutela di un interesse individuale o collettivo.
Triplice espressione del diritto all’informazione che, non enunciata espressamente tra le norme costituzionali, trova indirettamente protezione e tutela nell’articolo 21 della Costituzione.
Fatta questa premessa, passo alla (non-)notizia che mi ha spinto a scrivere queste righe che non hanno l’intento di dare, anche perchè non sono nella posizione di farlo, lezioni di nessun genere.

Ieri sera alle 19.29 il Dispaccio pubblica l’articolo a firma di Angela Panzera che dà la notizia di una sentenza emessa dalla prima sezione penale della Corte di Cassazione.
Il processo che si conclude è il processo Crimine.
Il Dispaccio oltre a essere, come sempre,il primo a pubblicare, entra nel dettaglio e sottolinea più volte l’importanza della sentenza, allegando nomi, cognomi e pena inflitta.
Il solito e abituale ottimo lavoro della testata online del Direttore Responsabile Claudio Cordova.
Il processo Crimine è senza dubbio il risultato di alcune delle più importanti indagini condotte dalla DDA di Reggio Calabria degli ultimi anni.
Crimine (fu Patriarca), da cui a cascata sono nate altre importantissime inchieste, è il risultato di 4 indagini della DDA di Reggio che si lega a doppio filo al processo Infinito, risultato di 3 indagini.
Ben 7 filoni di indagine che si intersecano tra di loro e delineano la struttura unitaria della ‘ndrangheta, da Nord a Sud, ieri ipotizzata dai pm, oggi confermata dalla Suprema Corte.
Centinaia di registrazioni audio e questa volta anche video che testimoniano dettagliatamente i rituali maniacali degli uomini di ‘ndrangheta, per molti sottovalutati, ma che in realtà sono la vera forza dell’organizzazione, dall’agrumeto di Rosarno al piazzale davanti la statua della Madonna di Polsi di San Luca passando per il circolo “Falcone e Borsellino” di Paderno Dugnano.
L’indagine, inoltre, mette nero su bianco l’esistenza del cosiddetto “Crimine” o “Provincia” o “Mamma della ‘ndrangheta“, “cuore pulsante” e struttura di primo livello nell’organigramma criminale, che risiede in provincia di Reggio Calabria e che ha il compito di garantire l’osservanza delle regole. Cosa ben diversa dalla cupola della mafia siciliana.
“Sarà una sentenza importante dal punto di vista giudiziario, storico, antropologico” – così il dott. Nicola Gratteri disse nella la requisitoria durante il primo grado del processo Crimine, a testimonianza della eccezionale rilevanza che assume quest’inchiesta nel panorama investigativo passato, presente e sopratutto futuro.

Bene, torniamo alla (non-)notizia: apro e leggo l’articolo de il Dispaccio (che per chi non lo sapesse ha sede a Reggio Calabria) e automaticamente, quasi spontaneamente, navigo su quei siti d’informazione che hanno sede nella Locride con la speranza di trovare non solo la notizia ma anche un bell’editoriale sull’importanza che questa sentenza ha sopratutto nel nostro territorio, se non altro perchè la maggior parte dei condannati o assolti o rinviati sono concittadini di chi (legittimamente, sia chiaro) di solito non perde occasione per scrivere: del coraggio di chi denuncia una piccola rapina (!), per incensare o attaccare questo o quell’altro, di cani (forse) maltrattati, di un marciapiede sporco, insomma di tutto e di più.
Sorpreso del “buco” giornalistico, spengo.
Riaccendo il pc questo pomeriggio ma nulla di nuovo: una testata locale ha pubblicato con quattordici ore di ritardo un brevissimo resoconto della sentenza, ma tutte le altre nisba.
La speranza è l’ultima a morire e io attendo fiducioso.
Sono sicuro che ci sarà stata qualche altra notizia più importante da dare ed è solo questione di tempo.

Chiaramente il diritto di informare, speculare al diritto di essere informato, non implica (fatti salvi alcuni casi specifici) un vero e proprio dovere.
Ognuno è perciò giuridicamente libero di informare come meglio crede, selezionando, senza vincoli, le notizie da dare, da non dare e la propria linea editoriale.
Dall’altra parte, il lettore, però può liberamente scegliere la testata “di fiducia” e, con un semplice click, togliere la stellina da “preferito” a quei siti che, volontariamente o meno, bucano.


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