Pd calabrese: meglio i giovani?

Dopo la sonora sconfitta subita dal Pd in Calabria (e un pò in tutta Italia) in occasione delle elezioni amministrative duemilaesedici, il segretario del partito di sinistra (!) e Presidente del Consiglio Matteo Renzi ha annunciato che dopo i ballottaggi “entrerà nel partito con il lanciafiamme“, e non c’è alcun dubbio nell’affermare che si riferiva alla Campania e, per forza di cose, alla Calabria.
Salto volutamente la discussione sul termine “lanciafiamme” e sul tono arrogante da capo, anche perchè non mi appassiona più di tanto.

Finalmente!“.
Esultano in molti all’interno dello stesso Partito Democratico, compresi quelli che dal lanciafiamme sarebbero i primi ad esser colpiti.
Premesso che più che il lanciafiamme servirebbe uno di quei prodotti per il wc contro le incrostazioni, sopratutto nel Pd calabrese, dove il dirigente più giovane (che conta) ha, nelle migliori delle ipotesi, cinquanta anni e da trenta passeggia nei salottini politici.
Premesso, inoltre, che sono il primo a pensare che nemmeno il leader forte e decisionista che guida in questo momento il Partito Democratico riesca a “pulire” con un colpo di spugna, pardon lanciafiamme, la classe dirigente più conservatrice d’Italia: quella calabrese.
Comunque, facciamo finta che il lanciafiamme funzioni e come per magia il venti giugno la vecchia classe dirigente democratica calabrese scompaia come bolle di sapone scoppiate in aria.
Cosa succederà dopo?
I giovani (Democratici, e non solo) scaldano i motori.
“Era ora, è il turno nostro, siamo pronti!”, come tanti pappagalli ripetono quasi tutti la stessa frase e quasi tutti (ovviamente) sui social, come se le assemblee (quali assemblee?), previste per Statuto, non servissero a niente.
Ma siamo sicuri che una volta fatta piazza pulita il Pd disponga del capitale umano e culturale per rimettere in piedi le sezioni calabresi? Secondo me no, anzi…
La classe dirigente che sarebbe “condannata” a sedersi in panchina, se non addirittura in tribuna, non può, nemmeno se mi sforzo, esser da me considerata in termini positivi.
Ma nel loro arrivismo, nel loro opportunismo e nel loro doppiogiochismo, per non andare oltre, riuscivo a vedere quella minuscola dose di cultura politica che ogni politico, degno di esser chiamato tale, dovrebbe avere.
La nuova classe dirigente che scalpita ed è pronta a entrare in campo invece, è per me, inadeguata. Gravi insufficienze in competenze e in cultura politica.
E’ la generazione del “condividi le slides del partito”, è la generazione del “#staisereno perchè avete lo 0,01% e noi il 40%”, è la generazione che non entra nel merito ma si ferma all’apparenza (#labuonascuola, #lavoltabuona, bastano questi hashtag e per loro è tutto buono!) è, in due parole, la generazione renziana.
Sia chiaro: non è mio intento generalizzare. Conosco personalmente “giovani democratici”, miei coetanei, che non hanno nulla a che spartire con i “giovani renziani” che, ahinoi, sono la maggioranza.
Chissà che il “meno peggio giovane” non si riveli in futuro ancora “più peggio” del “peggio anziano“.
Insomma, ancora una volta ci tocca subire la scelta e ancora una volta la scelta è basata sul criterio del meno peggio.
Vada come vada, #stiamosereni.

 


📣Iscriviti al canale Telegram: clicca qui!
📣Segui il blog su Facebook: clicca qui!

💳 Fai una donazione: clicca qui!