Caro Roberto…

Caro Roberto,
ho letto l’intervista che hai rilasciato a Ezio Mauro su “La Repubblica”.
Giornalisti, in tv, sul web, politici e commentatori, ne parlano tutti e ovunque.
Succede sempre così, ogni volta che rilasci un’intervista, ogni volta che sali su un palco, ogni volta che vai in tv, dal Sanremo di trentasei anni fa, che suscitò tanto scalpore, durante il quale sbeffeggiasti il potere politico (“Cossigone”) e quello spirituale (Papa “Woytylaccio”) in poi.
E oggi che hai parlato del referendum confermativo di ottobre e della Costituzione sarebbe potuto andare diversamente? No, e infatti è andata come sempre.
Hai annunciato che andrai a votare e voterai sì: “Se c’è da difendere la Costituzione col cuore mi viene da scegliere il no. Ma con la mente scelgo il sì”.
Scelta rispettabile, figuriamoci.
Le motivazioni, però, lasciano a desiderare e parecchio:
“Sono trent’anni che sento parlare della necessità di superare il bicameralismo perfetto: niente.
Di creare un Senato delle Regioni: niente. Di avere un solo voto di fiducia al governo: niente. Pasticciata? Vero. Scritta male rispetto alla lingua meravigliosa della Costituzione? Sottoscrivo. Ma questa riforma ottiene gli obiettivi di cui parliamo da decenni. Sono meglio del nulla. E io tra i due scenari del giorno dopo, preferisco quello in cui ha vinto il “sì”, con l’altro scenario si avrebbe la prova definitiva che il Paese non è riformabile”.
Da trent’anni si parla del superamento del bicameralismo perfetto, di un Senato delle Regioni, di un solo voto di fiducia, sì, ma sicuro che se ne parlava in questi termini?
E poi, sei sicuro che questi tre sono gli elementi che permetteranno di trasformare la nostra democrazia parlamentare in una democrazia parlamentare più stabile e più veloce? Una democrazia “decidente” e “immediata” è un bene o un male alla luce della nuova legge elettorale che questo nostro Paese avrà da luglio?
E sopratutto, sei sicuro che questa riforma che tu stesso definisci “pasticciata e scritta male rispetto alla lingua meravigliosa della Costituzione” giunga a quegli obiettivi di cui si parla da decenni? Il bicameralismo perfetto non viene superato definitivamente, anzi.
Il Senato avrà il diritto di dire la sua su tutti i progetti di legge e avrà il potere di rispedire la legge alla Camera la quale dovrà accogliere o respingere gli emendamenti; su alcune materie addirittura il procedimento legislativo non muterà di una virgola (nuovo art. 70, un’obbrobrio). Procedimenti legislativi che si moltiplicano, alla faccia della semplificazione.
Un Senato delle regioni? No, un Senato dei consiglieri regionali, che è cosa ben diversa.
Il Senato, nelle materie in cui entrano in gioco gli interessi delle regioni, potrà dire ben poco e le regioni saranno svuotate delle funzioni legislative.
Ricordi la confusione che si ebbe dopo l’approvazione della legge costituzionale n.3 del 2001 che sfociò in un boom di ricorsi alla Consulta con protagonisti da una parte le Regioni, che rivendicavano i loro poteri, e dall’altra lo Stato?
Ecco, in questo caso la confusione sarà doppia o tripla.
A proposito di riforme, perchè se vincesse il no si avrebbe la prova definitiva che il Paese non è riformabile? La riforma del 2006 fu bocciata ma quella del 2012 fu approvata, come quella del 2001. Prova evidente che la Carta e quindi il Paese sono riformabili, qualunque sarà il risultato di questo referendum.
Non cadere, anche tu, nella trappola di chi fa del risultato del referendum una questione di vita o di morte per il nostro Paese e per la nostra democrazia.

Comunque vada, Benigni che voterà sì è lo stesso di quello che avrebbe votato no.
Non faccio parte di quel gruppetto che ti osannava quando dicevi “no” e che ti infanga adesso che dici “sì”.
Staserà ti guarderò come sempre, guarderò Rai1.
E’ (ancora) la più bella del mondo!


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