Semplicemente è un passo avanti

E’ vero, si poteva fare di più.
E’ vero, è incompleta, non è perfetta.
E’ vero, gli strumenti usati (doppia fiducia), spesso a sproposito, sono strumenti che soffocano il dibattito parlamentare e questo non è mai un bene.
Ma bisogna dirlo: la legge “Cirinnà” è una legge che l’Italia aspettava da tanto, troppo tempo.
Due persone dello stesso sesso potranno, finalmente, costituire “un’unione civile mediante dichiarazione di fronte all’ufficiale di stato civile ed alla presenza di due testimoni”.
Insomma, potranno sposarsi e avere (quasi, manca per esempio il dovere di fedeltà) gli stessi diritti e gli stessi doveri reciproci e tutte le agevolazioni, anche fiscali, che ha oggi una coppia di coniugi eterosessuali.
Nella seconda parte della legge è regolamentata anche la convivenza more uxorio, le coppie di omosessuali o eterosessuali che decidono di convivere saranno, per certi versi, assimilate alle unioni civili.

La legge viene approvata, apro Twitter, #unionicivili, mi perdo tra i commenti commoventi dei ragazzi che considerano questa legge non solo come un’opportunità e un dare più diritti a chi ne ha avuti sempre pochi, ma sopratutto come un’occasione di riscatto.
Alla tv passano immagini di festa, la fontana di Trevi è invasa di bandiere arcobaleno, idem davanti a Montecitorio e in altre piazze, giovani e meno giovani si abbracciano, gioiscono, piangono.
Non è una festa solo per loro, è una festa per tutti.
Dare più diritti ad alcuni senza toglierne ad altri è una festa.
Bravi i deputati e i senatori che hanno dato, bene o male, una risposta a chi chiedeva semplicemente un passo avanti, niente di più.


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