Non aprite quella porta (a Porta)

Stasera Porta a Porta, il programma televisivo di Rai1, la terza Camera italiana, luogo di discussione che il Parlamento messo a confronto sembra un’assemblea di condominio, ospiterà Salvo Riina.
Sospesa per un attimo l’era dei plastici, Bruno Vespa mette a segno tre colpi uno dopo l’altro: prima i Casamonica, poi il padre di Manuel Foffo, adesso Salvo Riina.
Se questo è il servizio pubblico, #chiudetelaRai. Subito.

Il trentanovenne figlio di Totò u curtu, che ha appena finito di scontare la pena di 8 anni e 10 mesi per associazione mafiosa, risponderà alle domande del giornalista e presenterà il suo libro “Riina-Family life”.
Il contribuente che paga il canone potrà guardare e ascoltare comodamente dal divano di casa sua lo scrittore mafioso, figlio e fratello di mafiosi, seduto sulla poltrona a mo’ di una star di Hollywood ospite del David Letterman Show.

Come se non bastasse la fascinazione di cui hanno beneficiato e continuano a beneficiare i mafiosi grazie alle fiction e ai film.
Mass media che «raccontano invece la storia di boss che, nonostante decine e decine di omicidi commessi, finiscono per diventare simpatici e capaci di sentimenti» come ha scritto il professore Antonio Nicaso nel suo ultimo libro “Mafia” edito da Bollati Boringhieri.

Diceva Borsellino: «Parlate della mafia. Parlatene alla radio, in televisione, sui giornali. Però parlatene».
«Ma non così, vi prego», avrebbe probabilmente aggiunto oggi. 

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