“Voci contro le mafie – Comunichiamo assieme la legalità”

Sono le dieci e trenta di una giornata primaverile.
Primaverile sul calendario, autunnale nei fatti: nebbia e umidità avvolgono l’aula Solano.

Dalle note di “Io non ho paura” di Fiorella Mannoia a quelle di “Di rabbia e d’amore” degli Zona Briganti: così i ragazzi e le ragazze di Pedagogia della R-esistenza si preparano ad affrontare un’altra giornata che farà la storia dell’educazione all’antimafia all’Università della Calabria.
L’evento “Voci contro le mafie – Comunichiamo assieme la legalità” trasmesso in streaming in rete, organizzato da Giornalisti d’Azione e dal professore Giancarlo Costabile, prevede l’intervista a Gioacchino Criaco, Cosimo Sframeli e Rocco Mangiardi e a fare le domande ci sono giornalisti calabresi di diverse testate giornalistiche.
Dopo i ringraziamenti e i saluti di rito da parte del rettore Gino Mirocle Crisci, del presidente di Giornalisti d’Azione Mario Tursi Prato e del professore Giancarlo Costabile, i giornalisti iniziano a snocciolare le domande che terranno vivo l’interesse di centinaia di ragazzi per circa due ore. Missione ritenuta quasi impossibile in partenza considerati tema ed età degli studenti.
Le domande abbracciano molti argomenti: dalla Calabria costantemente bistrattata in prima pagina al successo mondiale di “Anime Nere” passando per la “mafiosità” del calabrese medio, il ruolo dello Stato nella lotta alle mafie e il coraggio di Rocco Mangiardi.
A chi parla di mitizzazione dei mafiosi l’avvocato e scrittore di  Africo risponde che il suo interessa era ed è quello di raccontare gli angoli bui della Locride.
“Sarebbe bello raccontare sempre e solo d’amore, ma non è possibile, nè in Calabria nè in nessun altro posto al mondo. Ogni luogo ha degli angoli bui e io li voglio raccontare.”
Del parallelismo tra verità e giustizia parla Cosimo Sframeli, luogotenente dei Carabinieri e scrittore. Orgogliosamente ricorda che la lotta alle mafie è propria delle forze dell’ordine.
“Ho l’onore di indossare la divisa e di servire lo Stato e sarei pronto a morire per difenderlo.”
E’ con il racconto del coraggio e della determinazione delle sue azioni, invece, che l’imprenditore lametino conquista gli studenti.
“Rifarei la scelta che ho fatto, anzi sarei ancora più determinato. E’ una questione di dignità, dal momento della denuncia io e la mia famiglia stiamo vivendo i momenti più belli.” – e ancora – “Sono stati i miei figli a spingermi a denunciare, essere guardati dai propri figli con orgoglio non ha prezzo.”
Gli studenti partecipano, spinti dalla curiosità trovano anch’essi quel pezzetto di coraggio che permette loro di alzarsi in piedi e fare una domanda davanti le telecamere che riprendono.
Persone che denunciano, che camminano con la schiena diritta, che dignitosamente vivono. Queste persone vanno ascoltate, studiate e seguite.
Di questi esempi i giovani hanno bisogno. Di questi esempi l’Università si deve servire per trasmettere ai ragazzi la cultura della legalità.

Sono le dodici e quarantacinque. La nebbia non c’è più, fuori è uscito il sole.


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